La guerra in Ucraina e lo scisma nella Chiesa ortodossa

Aleksey Filippov / Afp

AGI - La storica decisione della Chiesa ortodossa ucraina che ha dichiarato la "piena indipendenza" dal Patriarcato di Mosca, ha sancito una frattura definitiva nel mondo ortodosso.

Una prima grande incrinatura in realtà si era già avuta nel dicembre 2018, quando due delle tre congregazioni della Chiesa ortodossa ucraina, unendosi insieme, si erano dichiarate “acefale”, indipendenti.

Solo la terza congregazione, quella guidata dal metropolita di Kiev e di tutta l'Ucraina, Onufrij Berezovskii, aveva mantenuto i legami con il Patriarca Kirill.

La Chiesa ortodossa ucraina ha tenuto un atteggiamento critico nei confronti di Mosca dall'invasione ma era rimasta canonicamente affiliata. Ora lo scisma è completo.

In disaccordo con la posizione del Patriarca Kirill, allineato con il presidente russo Vladimir Putin, il Consiglio del Patriarcato della Chiesa Ortodossa ucraina ha affermato la piena indipendenza e autonomia dal Patriarcato di Mosca (Uoc). La decisione è arrivata dopo un concilio dedicato proprio all'"aggressione" russa. Sotto accusa quindi le affermazioni di Kirill che ha sempre giustificato e sostenuto l'invasione.

Il Consiglio del ramo moscovita della Chiesa ortodossa di Kiev sottolinea le relazioni "complicate o assenti" con Mosca e il "completo rifiuto" di quanto dichiarato in questi mesi dal Patriarca Kirill che "non solo non ha condannato l'aggressione militare della Russia - ha affermato il portavoce, l'arcivescovo Kliment - ma non ha nemmeno trovato parole per il popolo ucraino che soffre".

La frattura definitiva sembra però, almeno in apparenza, non aver intaccato il Patriarcato di Mosca e di tutta la Russia. Il portavoce Vladimir Legoida si è affrettato a osservare di non aver "ricevuto una dichiarazione ufficiale dalla Chiesa ortodossa ucraina" e quindi di non essere in grado di commentare.

Anche se poi ha precisato che la stessa Chiesa ortodossa di Kiev è in "una posizione molto difficile, messa sotto pressione da più parti" e ha quindi accusato "forze esterne" che cercano di "distruggere l'unità della Chiesa ortodossa russa".

Purtroppo l'Ucraina ha già vissuto terribili dissidi nel mondo ortodosso. Come quello tra ortodossi e uniati, originato nel 1946 dal Sinodo di Leopoli che su ordine di Stalin impose alle comunità cattoliche di rito greco, i cosiddetti uniati, di confluire nella chiesa ortodossa sottoposta al Patriarcato di Mosca.

Vi furono preti e vescovi deportati in Siberia per aver resistito e negli anni '90, quando Gorbaciov riconobbe la personalità giuridica della chiesa uniate, l'antagonismo tra uniati e ortodossi divenne altissimo perché i cattolici di rito greco (circa 4 milioni di fedeli) chiedevano di rientrare in possesso degli edifici sacri che gli erano stati sottratti dagli ortodossi.

Il 15 dicembre 2018 è invece la data del cosiddetto "scisma ucraino", nato con la fondazione della Chiesa ortodossa dell'Ucraina, nella cattedrale di Santa Sofia a Kiev, attraverso un "Concilio di riunificazione" tra il Patriarcato di Kiev e la Chiesa ortodossa autocefala ucraina. 

Un Concilio promesso, voluto e fortemente sostenuto dal Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, a seguito dell'annessione della Crimea da parte del Cremlino e del sostegno ai separatisti nella regione orientale del Donbass, nel 2014.

Il Tomos, il decreto di concessione dell'autocefalia, era stato consegnato al Primate della nuova Chiesa il 6 gennaio 2019 dal Patriarca ecumenico Bartolomeo, in quello che è stato il primo riconoscimento ufficiale all'autocefala Chiesa ortodossa ucraina.

L'assenso a questo primo scisma è stato poi dato dagli ortodossi greci, di Alessandria d'Egitto e da quelli ciprioti. Ad appoggiare la separazione anche georgiani e bulgari.

La decisione del Consiglio del ramo moscovita della Chiesa ortodossa di Kiev segna il secondo scisma in Ucraina. Le Chiese ortodosse consorelle di Mosca e Kiev definitivamente "in guerra" con il Patriarcato russo sono in una posizione sempre più precaria.

Soprattutto Kirill, su cui ancora pende la richiesta di condanna per eresia formulata da oltre 400 sacerdoti della Chiesa ucraina sotto la giurisdizione del Patriarcato di Mosca, al Consiglio dei Primati delle Chiese Antiche Orientali (la più alta 'corte' dell'ortodossia mondiale).

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