La leader di Hong Kong ritira la legge contro l'estradizione. Ma per gli attivisti non basta

Eugenio Buzzetti

La leader di Hong Kong, Carrie Lam, ha annunciato il ritiro formale completo degli emendamenti alla controversa legge sull'estradizione, ma non convince i manifestanti. In un messaggio televisivo a reti unificate, Lam ha spiegato che l'atto formale avverrà alla ripresa dei lavori del Consiglio Legislativo, il governo del territorio autonomo.

La concessione alla prima delle richieste dei manifestanti rimane, però, anche l'unica. Nel messaggio, Lam ha definito "inaccettabile" la richiesta di amnistia per i manifestanti arrestati dall'inizio delle proteste, 1.183 all'ultimo calcolo, e ha ribadito il "pieno sostegno" all'organo di supervisione della polizia, l'Independent Police Complaints Council, nel giudicare l'operato delle forze dell'ordine, escludendo l'istituzione di una commissione indipendente, come richiesto dai manifestanti.

"Dobbiamo trovare il modo di affrontare il malcontento nella società e cercare soluzioni", ha aggiunto Lam, rilanciando la sua proposta di piattaforma di dialogo per cercare una "via d'uscita" alla crisi politica. "Dopo oltre due mesi di disordini, è ovvio a molti che il malcontento si estenda molto oltre la legge", ha detto in un altro passaggio. La voglia di lasciarsi alle spalle i tre mesi più difficili di Hong Kong degli ultimi decenni è emersa ancora più chiaramente in una lettera inviata ai dipendenti pubblici, che ha ringraziato per il lavoro svolto "in questo momento difficile".

 

"Ora - ha scritto - spero che tutti voi vi uniate a me nel ricostruire Hong Kong, la nostra casa". Il ritiro della proposta di legge ha fatto volare la Borsa di Hong Kong, che ha terminato con un rialzo del 3,9%, con in evidenza proprio i titoli legati alle proteste: Mtr, l'operatore della metropolitana, è balzato di oltre il 6%, mentre Cathay Pacific ha superato il 7% di rialzo.

Il ritiro di una legge per l'opposizione popolare non rappresenta un caso unico: già nel 2003, il governo di Hong Kong guidato allora da Tung Chee-wah aveva ritirato la proposta di legge sulla sicurezza nazionale dopo che oltre mezzo milione di persone erano scese in strada.

 

La svolta attesa da tre mesi è stata però accolta con scetticismo. "Troppo poco, troppo tardi", ha scritto su Twitter l'attivista Joshua Wong, volto delle proteste pro-democrazia del 2014. "L'accentuata brutalita' della polizia nelle scorse settimane, ha lasciato una cicatrice irreversibile per l'intera società di Hong Kong" e Carrie Lam, "deve affrontare tutte e cinque le richieste: fine dei procedimenti penali, smettere di chiamarci rivoltosi, indagine di polizia indipendente ed elezioni libere".

Insoddisfazione e' emersa anche da molti parlamentari pan-democratici, e dalla sigla piu' nota delle proteste, il Civil Human Rights Front, che chiede che tutte e cinque le richieste dei manifestanti siano soddisfatte e aggiunge: pensare che la mossa annunciata in tv possa bastare a placare gli animi dopo oltre quattordici settimane di proteste e' "un grave errore di giudizio politico". 

Initial response to Carrie Lam:

1. Too little and too late now — Carrie Lam's response comes after 7 lives sacrificed, more than 1,200 protestors arrested, in which many are mistreated in police station.

— Joshua Wong 黃之鋒 (@joshuawongcf) September 4, 2019