La Lega conosce il mandante: "A Bruxelles ci volevano far fuori da luglio"

Angela Mauro

Adesso nella Lega lo ammettono proprio: “A luglio abbiamo capito che Bruxelles ci voleva fuori dal Governo”. Da lì è nato tutto: il no a Ursula von der Leyen presidente della Commissione europea, le distanze dal M5s inserito in un nuovo corso europeista, la scelta di Matteo Salvini di aprire la crisi di governo ad agosto. “Se fossimo rimasti al governo, a ottobre ci avrebbero massacrato con la procedura per debito”. Nei corridoi del Senato, subito dopo le comunicazioni di Giuseppe Conte in aula, le accuse a Salvini e l’annuncio del premier di rassegnare le dimissioni, il ministro leghista agli Affari Europei Lorenzo Fontana si dice “sollevato”. L’anno scorso, al tempo delle trattative con i pentastellati, era tra i più scettici sulla formazione del governo gialloverde: “Con l’Europa come facciamo?”, ci diceva già allora. E oggi: “Con il M5s abbiamo visioni diverse sull’Ue: loro sono europeisti, già da tempo. Noi vogliamo cambiare i trattati”. Quindi, strade separate. M5s e Pd potrebbero trattare per formare un Governo insieme: uno esprimerebbe il premier, l’altro il commissario europeo. Alte le quotazioni di Enrico Letta.

Mentre in Senato si moltiplicano i conciliaboli tra ministri o ex ministri, senatori della Lega e del M5s, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti dall’espressione affranta che parla con il pentastellato Stefano Buffagni e poi con Gianluigi Paragone, è chiaro a questo punto da dove viene la crisi e quale sia stato il calcolo di Matteo Salvini. Ora è all’opposizione - salvo imprevisti - e ha le mani libere per ‘sparare’ sulla commissione europea quando in autunno il nuovo eventuale (e tutto da vedere) governo Pd-M5s varerà una manovra economica in linea con Bruxelles e per scongiurare l’aumento dell’Iva.

A luglio i leghisti hanno capito che non c’era possibilità di ottenere la flat tax, a luglio hanno inteso che tra Strasburgo e Bruxelles gli abboccamenti tra Pd e M5s erano in stato avanzato....

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