La Lega minaccia voto contrario al Green pass se non vengono accolti odg

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Deborah Bergamini (S), sottosegretario al Ministero per i Rapporti col Parlamento, con Andrea Costa (D), sottosegretario al Ministero della Salute, durante la discussione sul decreto Green Pass alla Camera dei Deputati, Roma, 8 settembre 2021. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI (Photo: Riccardo AntimianiANSA)
Deborah Bergamini (S), sottosegretario al Ministero per i Rapporti col Parlamento, con Andrea Costa (D), sottosegretario al Ministero della Salute, durante la discussione sul decreto Green Pass alla Camera dei Deputati, Roma, 8 settembre 2021. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI (Photo: Riccardo AntimianiANSA)

Un nuovo segnale ostile si materializza nell’Aula di Montecitorio intorno alle 13, poche ore dopo l’inizio delle seduta. La Lega, esattamente come ha fatto il giorno precedente, vota a favore di un emendamento al decreto Green pass presentato da Fratelli d’Italia. Se ieri si voleva abolire l’obbligo del certificato verde per chi desidera sedersi al chiuso di un bar o ristorante, oggi l’intento è eliminarlo del tutto per gli under 18. E per rendere ancora più eclatante la spaccatura, il partito di Salvini vota a favore anche di un’altra proposta di modifica, quella depositata da L’Alternativa c’è. In entrambi i casi gli emendamenti non sono stati approvati. Nulla di nuovo perché Matteo Salvini sa che i suoi voti non sono determinanti, ma è successo quanto basta per creare tensioni all’interno del governo, trattare fino a notte per ottenere qualcosa relativamente agli ordini del giorno e contestualmente far slittare l’approvazione del Green pass, quello esteso ai dipendenti pubblici e privati, alla prossima settimana. Tutto questo ha sullo sfondo la campagna elettorale per le amministrative di ottobre, non a caso il leader leghista lancia i suoi siluri contro il governo in giro per le piazze italiane.

“Se alzare i toni ci permette di avere dei risultati – dice Salvini - allora vuol dire che stiamo facendo il nostro mestiere”. E poi annuncia di aver sentito il premier al telefono: “Non risulta nessuna estensione del Green pass a tutti i lavoratori del pubblico e del privato”. In effetti Mario Draghi è costretto a rinviare il dossier più corposo, occupandosi domani in Consiglio dei ministri solo dei lavoratori della scuola, ma fonti informate garantiscono che non intende rinunciare del tutto a una misura più completa. All’interno della maggioranza c’è chi ipotizza una prima cabina di regia la prossima settimana, oltre al fatto che Draghi potrebbe incontrare le parti sociali per trovare un accordo innanzitutto con loro, soprattutto sulla gratuità o meno dei tamponi.

Nel frattempo la Lega continua la sua battaglia parlamentare alla Camera perché adesso in ballo c’è il voto finale sull’intero provvedimento Green pass, quello che i ministri leghisti avevano votato e approvato nel Consiglio dei ministri di luglio. Claudio Borghi, l’uomo leghista della trattativa, ha chiesto al governo di esprimere parere favorevole su alcuni ordini del giorno che presentati al provvedimento, in tutto quelli depositati anche dalle opposizioni sono 75 e saranno votati domani. Dall’esito di questa trattativa il partito di via Bellerio deciderà se astenersi o votare a favore. Secondo voci di corridoio il governo sarebbe orientato ad accoglierne alcuni che il partito di Salvini aveva prima depositato come emendamenti, salvo poi ritirarli per scongiurare la richiesta del voto di fiducia. In questo modo si riuscirebbe a non spaccare in maniera plateale la maggioranza in Aula.

Per alzare ancora di più la tensione in Parlamento, la Lega decide di non partecipare al voto su un altro provvedimento Green pass in commissione Cultura della Camera. Testo che verte su alcuni temi che riguardano l’inizio dell’anno scolastico. Il Pd non ci sta: “Oltre alla fuga dal voto in commissione, il partito di Salvini ha inoltre annunciato che non voterà il testo nemmeno in Aula. Stiamo parlando di un decreto cruciale per scuola e trasporti”, dice la capogruppo in commissione Cultura, Rosa Maria Di Giorgi. Ma per la Lega non è altro che un pretesto per trattare sugli altri tavoli, quello del Green pass in discussione in Aula e quello sul certificato verde esteso di cui si parla a Palazzo Chigi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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