La lega sposa le madamin

Marco Gritti

Alla fine la piazza "apartitica", come l'hanno definita gli organizzatori del flash mob di Torino, ha lanciato un messaggio politico chiaro: che il Tav è argomento che terrà banco nella maggioranza di governo ancora a lungo e che, oltre a rischiare di mettere a dura prova la tenuta di un esecutivo in cui coabitano due posizioni inconciliabili, la Lega sarà costretta a muoversi con decisione. Probabilmente già prima del voto delle europee in programma a maggio.

Del rumore e dei colori della manifestazione No Tav dell'8 dicembre scorso non c'è traccia: niente palco da comizio, nessuna bandiera di partito, zero segnali che rimandino a un'appartenenza politica a parte una sparuta rappresentanza di sindaci con indosso la fascia tricolore. Gli unici vessilli che sventolano sono quelli europei e alcuni nostalgici delle Olimpiadi del 2006. Ma piazza Castello lancia ugualmente "un segnale che pesa".

Lo sottolinea Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati, presente a Torino: "Nel cercare una sintesi con il Movimento 5 Stelle questa presenza di piazza ha senza dubbio un peso – spiega l'esponente del Carroccio – ed è chiaro che aiuta". Una partecipazione così folta, ad appena due mesi da quella di novembre, in realtà non se l'aspettavano nemmeno loro: che fare ora dell'eredità politica lasciata da Torino? Di certo la piazza non potrà rimanere inascoltata ma, se finora l'esecutivo ha tergiversato aspettando l'esito dell'analisi costi-benefici, ora che la bocciatura della Commissione è certa serviranno mosse concrete. Da un lato la manifestazione Sì Tav del 12 gennaio rafforza la Lega, che sul Tav si è sempre schierata a favore, dall'altra però la obbliga ad agire: "Il governo dovrà tener conto della manifestazione", sostiene Mino Giachino, presidente del comitato Sì Lavoro e tra gli organizzatori del flash mob. Secondo lui ora i Cinquestelle "sono isolati".

Che cosa aspettarsi nell'immediato? Per Molinari si troverà un...

Continua a leggere su HuffPost