La legge sulla deforestazione: "Bisogna fare di più" dicono le comunità indigene

Le comunità indigene del Brasile sanno che molto è stato fatto ma sono anche consapevoli che è necessario alzare la soglia di tutela. Lo chiedono con diplomazia, definendo un successo la nuova legge dell'Unione europea sulla deforestazione. Non basta, però, perché la normativa esclude dalla salvaguardia numerosi altri ecosistemi, come ad esempio il Cerrado brasiliano.

"Almeno tre quarti della biomassa del Cerrado sono stati esclusi dall'obbligo di garantire la tracciabilità dei prodotti: questo avrà un impatto su almeno 110 comunità e popoli tradizionali, principalmente indigeni, che saranno direttamente colpiti dalle lacune della norma" ha detto Dinamam Tuxam, coordinatore esecutivo della delegazione dei popoli indigeni del Brasile.

"La legge, nel suo ambito di applicazione o di tracciabilità, ha lasciato fuori i finanziatori, le banche, coloro che forniscono il denaro, coloro che sono dietro diverse iniziative e che non sono coperti dalla legge, quindi non sono soggetti a verifica, e da lì abbiamo già una falsa partenza" ha aggiunto Levi Sucre, coordinatore dell'Alleanza mesoamericana.

Legge Ue sulla deforestazione

L’Unione europea non consentirà più l’ingresso nel mercato europeo di prodotti legati alla distruzione delle foreste.
I decisori politici dell’Ue hanno concluso i negoziati per una legge europea sulla deforestazione, raggiungendo un accordo storico. Questo regolamento è il primo al mondo ad affrontare la deforestazione globale e ridurrà significativamente l’impronta dell’Ue sulla natura" si legge in una nota del WWF.

Le nuove regole andranno oltre la legalità: per entrare nel mercato dell’Unione europea, i prodotti non solo devono essere legali, ma anche del tutto esenti da deforestazione e degrado forestale.

La norma riguarda un lungo elenco di prodotti, tra cui la soia, l'olio di palma, la carne bovina, il caffè, i prodotti legnosi, i prodotti stampati e la gomma.

In particolare, questa legge darà anche ai consumatori la certezza che i prodotti vengano rintracciati fino al luogo di produzione, evitando potenziali violazioni nelle prime fasi della catena di approvvigionamento.

La voce delle comunità indigene

Durante la Cop15 di Montreal, i leader delle comunità indigene hanno chiesto che la loro voce venga "presa in considerazione".
Secondo gli esperti climatici delle Nazioni Unite, i loro territori ospitano l'80% della biodiversità residua della Terra.

Il Forum internazionale indigeno sulla biodiversità (IIFB) ha chiesto mercoledì che l'accordo sulla biodiversità rispetti i diritti dei popoli indigeni e delle comunità locali.

I rappresentanti di Guatemala, Kenya, Nepal, Russia, Antigua e Barbuda, Finlandia e Australia hanno chiesto, nel corso di una conferenza stampa presso la Conferenza delle Nazioni Unite sulla Biodiversità COP15 a Montreal, che l'accordo "rispetti, promuova e sostenga i diritti dei popoli indigeni e delle comunità locali".

"Le popolazioni indigene sono state custodi delle nostre terre e delle nostre acque per migliaia di anni e hanno una profonda interazione con gli ecosistemi in cui vivono. Le prove dimostrano che le nostre terre sono tra le più ricche di biodiversità del pianeta", ha dichiarato Lakpa Nuri Sherpa, co-presidente della FIIB.

Il guatemalteco Ramiro Batzin, anch'egli copresidente dell'IIFB, ha affermato che l'inclusione del rispetto dei territori, delle conoscenze e dei contributi indigeni nel testo negoziale "garantirebbe" il successo dell'accordo.

Conferenza di Montreal, il tempo stringe

La conferenza di Montreal si conclude il 19 dicembre e le Nazioni Unite hanno avvertito che a questo punto sembra difficile raggiungere un accordo entro tale data.

Tra i punti in discussione c'è il fatto che, entro il 2030, il 30% della massa terrestre e marina del pianeta dovrebbe essere dichiarata territorio protetto.

Inoltre, i delegati stanno negoziando l'istituzione di un fondo del valore di decine di miliardi di dollari per aiutare i Paesi in via di sviluppo a mantenere la loro biodiversità e tagli profondi, o l'eliminazione, di sussidi e agevolazioni fiscali per diverse attività, come l'estrazione del petrolio, che contribuiscono alla perdita di biodiversità.