La lettera dei dipendenti della Scala ai Milanesi isolati per il coronavirus

Maria Teresa Santaguida

“Pensiamoci uniti e mettiamo al tappeto la ‘banalità del male' di cui si nutrono la rinuncia, l'egoismo, il vuoto etico e in una sola parola la grettezza”. 

Bisogna volare alto, come solo l'arte ci insegna a fare, anche in un momento di crisi profonda come quello che stiamo vivendo: è questo il messaggio di una lettera che tutte le Rsa dei sindacati (CGIL CISL UIL e FIALS) dei dipendenti del Teatro alla Scala hanno inviato agli iscritti e alla cittadinanza di Milano. 

Un testo che l'AGI ha potuto leggere in anteprima. Non una normale lettera sindacale, come quelle a cui si è abituati: nessuna rivendicazione, nessuna protesta, la missiva dei rappresentanti scaligeri è un inno alla bellezza e alla forza dell'arte.

Gli artisti del più grande teatro d'opera al mondo riscoprono e ricordano a se stessi la funzione catartica della tragedia greca, impersonata da Eschilo, Sofocle, ed Euripide, e codificata da Aristotele: una delle funzioni del teatro è quella di far vivere le situazioni più estreme dell'umano per ‘esorcizzarle': “Il teatro mette in scena vicende universali, tragedie, commedie, grandi cambiamenti storici, desideri, meschinità, vittorie, sconfitte, amore, odio, sacrificio e vendette, fede e disperazione - si legge nella missiva -. Si tratta di maneggiare ogni giorno con il linguaggio artistico e con l'abnegazione un materiale che è il cuore della natura umana. Il fulcro della nostra forza e della nostra debolezza”. 

Niente è perduto se si guarda il mondo con gli occhi dell'arte, che di per sé è fatta per rimanere e valicare i limiti umani: “Abbiamo sempre fatto il nostro lavoro scrupolosamente - ricordano i musicisti e teatranti milanesi - e con la consapevolezza di inscenare qualcosa di assoluto. Avremo anche imparato che la bellezza non muore mai, e che lo scoraggiamento porta sterilità. Ciò che viene richiesto non va temuto ma impugnato con la certezza di poterlo rovesciare, e di certo di questo periodo ce ne ricorderemo tutti”. 

Un appello, poi, alla responsabilità di essere lavoratori dell'arte e soprattutto lavoratori della Scala: “Colleghe e colleghi, amiche e amici, abbiamo appreso che l'attività è sospesa fino a tutto il 3 aprile 2020. Nella storia del Teatro e non solo, ci troviamo davanti a una prova importante di responsabilità civile e di coscienza individuale. Andrebbe vista come un'opportunità di coesione e di esempio per tutti. Se c'è qualcosa da riscoprire è l'importanza dei valori essenziali per cui abbiamo combattuto e fatto delle scelte. Tutti. A cominciare da quella del nostro lavoro. Se pure non fossimo stati abbastanza consapevoli, ora di certo è l'occasione per continuare la nostra missione culturale con un atteggiamento che dimostri, sia fra noi che in chi ci guarda, una grande capacità di comprensione. Si costruisce con i mezzi che abbiamo, e se ora i soliti mezzi ci sembrano preclusi, siamo comunque in grado di attingere alla nostra umanità e alla nostra esperienza”. 

E una conclusione di speranza: “Aspettiamo con serenità il momento di apparecchiare di nuovo al mondo il banchetto più nutriente per lo spirito: l'Arte”.