La lezione spagnola

Bobo Craxi
·Politico socialista, già sottosegretario agli Esteri
(Photo: Pablo Blazquez Dominguez via Getty Images)
(Photo: Pablo Blazquez Dominguez via Getty Images)

Dal dibattito svoltosi in questi giorni alle Cortes in piena pandemia arrivano
delle lezioni che sarebbero utili anche per la politica italiana. Non siamo
ancora in presenza dell’unità delle forze politiche e democratiche per
fronteggiare l’emergenza sanitaria nel nome di uno spirito nazionale, ma
alcune indicazioni di fondo su quello che dovrebbero essere una sinistra ed
una destra di governo decenti in un paese europeo senz’altro.

Il partito dell’Ultradestra VOX, che in questi anni è riuscito a varcare in forze
le porte delle Camere parlamentari grazie all’afflato nazionalistico che in
Spagna è riemerso dopo che le spinte secessionistiche catalane avevano
messo in discussione l’unità del paese, aveva lanciato il guanto di sfida con
una mozione di sfiducia il cui esito sarebbe stato scontato ma che avrebbe in
qualche modo messo le opposizioni liberali (Ciudadanos) e conservatrici
(PP) in difficoltà; un loro voto contrario sarebbe stato transitivamente un
appoggio esplicito ai Socialisti di Sanchez e a Unidas Podemos la cui
leadership è entrata in un vistoso calo di consensi dopo una serie di scandali
che riguarderebbero i finanziamenti al suo partito (niente di nuovo sotto il
sole).

Il risultato di questo azzardo parlamentare portato con veemenza e
spregiudicatezza da Abascal, il leader dell’ultradestra affratellato con la
Meloni, e dal suo gruppo di agitatori post-franchisti è stato pressoché
catastrofico : Sanchez in ragione di questo attacco sguaiato ha potuto
dispiegare con maggiore credibilità l’acutezza delle sue scelte nell’azione di
contrasto alla pandemia, nella sua scelta istituzionale di rivedere le scelte in
materia di Giustizia (una vexata quaestio nella quale l’elemento partigiano
delle nomine dei giudici ha reso il sistema giudiziario fortemente viziato di
subalternità governative), nella riapertura del dialogo con le forze separatiste
catalane da cui dipende in parte il suo esecutivo e nella ragionevole difesa
dell’impianto Costituzionale Spagnole che resta una Monarchia a carattere
democratico come occorre in altre democrazie europee; Una difesa al netto
degli scandali che hanno colpito il primo Re della transizione democratica
Juan Carlos, il padre di Filippo VI.

Ma la lezione politica che arriva da Madrid riguarda piuttosto le destre
europee che hanno negli anni del sovranismo cercato di lisciare il pelo ai
movimenti più estremisti che sono sorti ad est come ad ovest.

Il toro Abascal è stato domato dai due toreri dell’opposizione Ines Arrimadas
e Pablo Casado, il segretario del PP di obbedienza Aznariana che è
sembrato prendere distanze dal suo mentore, grande tessitore di un’alleanza
“derechista” per la Spagna.

Mentre la giovane andalusa trapiantata in Catalogna Arrimadas definiva il
discorso di Abascal “ squinternato, ed incapace di rappresentare la
maggioranza degli spagnoli, smodato perché fondato unicamente sulla
indignazione ma senza proposta”

Pablo Casado in modo chiaro ha marcato le differenze fra la sua destra
conservatrice e liberale e l’ultra destra definita “populista e anti-liberale”

“Da una parte” -ha detto il leader PP- “ c’e un patriottismo inclusivo dall’altra
una visione anti-pluralista; noi siamo per l’economia aperta voi per il
protezionismo autarchico; Siamo per la fedeltà Europeista ed Atlantica e
Abascal vuole una Spagna isolazionista”

“C’è molta differenza” ha concluso Casado “ fra chi difende l’interesse
generale del paese e chi invece promuove solo l’opportunismo demagogico”
In Spagna affermano molti osservatori che sia venuta alla luce la peggiore
destra in Europa, a guardare bene le differenze con altre destre conservatrici
nel mediterraneo non sono moltissime; il problema è risorto con la crisi dei
partiti popolari in Italia ed in Grecia e la crisi del gollismo in Francia.

I successori hanno le sembianze di Abascal, che per fortuna non ha la stessa
verve e capacità mediatica di Salvini e la Meloni ma che però
disgraziatamente ne sembra ribadire i temi con una similitudine esmplare.

La lezione spagnola parla a tutti i moderati italiani: è possibile sconfiggere
l’ultra destra demagogica e nazionalista quando la si contrasta sul terreno dei
principi che non sono negoziabili in questo momento storico che sono
innanzitutto i temi delle alleanze internazionali e l’inequivocabile adesione
all’Unione Europea. I movimenti populisti di destra ( ma anche quelli che non
si dichiarano “né di destra né di sinistra” come il movimento del Premier
Conte) non sciolgono sino in fondo questo nodo e aprono nuovamente il
terreno ad una normale dialettica fra conservatori e progressisti che
rimangono fedeli ai principi liberali ed alle alleanze tradizionali.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.