La Libia (e il petrolio) al centro dello scontro tra Conte e la Lega

Federica Valenti

L'appello di Sergio Mattarella a favore di un "supplemento di saggezza" da parte della comunità internazionale e le preoccupazioni di Giuseppe Conte e della Farnesina sui rischi del blocco delle esportazioni di petrolio. La situazione in Libia resta al centro del dibattito politico interno, con la Lega che attacca il presidente del Consiglio, accusato di "incapacità e dilettantismo" nella gestione degli interessi energetici italiani.

Mentre la crisi libica stenta a risolversi, con il timore delle ripercussioni del blocco del petrolio e la Francia che sembra giocare una partita in solitaria, il capo dello Stato, in visita in Qatar, lancia il suo appello a tutti gli attori in campo affinchè la tregua, dichiarata alla conferenza di Berlino, sia "realmente efficace e permanente".

L'obiettivo, per il Quirinale, è che si avvii "un percorso politico che unifichi il Paese, lo stabilizzi e coinvolga tutte le sue parti sotto la guida dell'Onu e del loro rappresentante". Un obiettivo che appare ancora lontano da raggiungere, ma su cui il presidente ha registrato la sintonia dell'emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al-Thani durante il colloquio che segna il momento clou della visita ufficiale a Doha.

Sulla riduzione alle esportazioni di greggio, disposta dal generale Khalifa Haftar, arrivano il monito di Conte e della Farnesina. Si tratta di una azione, avverte il premier, che "può alterare il clima al pari di azioni militari".

"Dobbiamo evitare iniziative di questo genere, dobbiamo fermare, non solo azioni militari - avverte il premier -, ma anche azioni come queste che possano mettere a repentaglio il recupero di risorse energetiche. Sono azioni che possono alterare il clima non meno delle opzioni militari e io confido che anche su questo si possa ritrovare una piena convergenza tra tutti i Paesi".

Conte poi difende l'esito della conferenza di Berlino. Sulla crisi libica "il passaggio di domenica a Berlino è stato importante per ribadire l'unità della comunità internazionale, pur nella divergenza di opinioni".

"È inutile nasconderlo: ci sono diverse posture, diverse opinioni e diversi concreti atteggiamenti, ma ci siamo ritrovati tutti su alcuni punti essenziali: innanzitutto dobbiamo perseguire il cessate il fuoco, e dobbiamo far rispettare l'embargo per le armi", ammette.

"L'Italia esprime forte preoccupazione per le azioni che hanno portato alla sospensione delle attività estrattive e dei terminal petroliferi in Libia - si legge poi in una nota diffusa dal ministero degli Esteri -. Si tratta di uno sviluppo che sta già avendo serie conseguenze per l'economia e il popolo libici. Nel momento in cui proseguono gli sforzi internazionali per individuare una soluzione politica alla crisi, l'Italia richiama la necessità di mantenere l'integrità e la neutralità della Noc, unica compagnia legittimata a operare nel Paese".

L'affondo dell Lega

Ma sul tema il Carroccio va all'attacco del governo. "Conte, anzichè rilasciare dichiarazioni di circostanza sulla Libia e sul ruolo dell'Unione Europea, sa che la Francia sta boicottando la condanna sul blocco del petrolio imposto da Haftar, sottoscritta dalle maggiori potenze atlantiche, tra le quali figurano Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia?", si chiedono i capigruppo di Matteo Salvini alla Camera e al Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. "Lo sa, Conte, che tra gli impianti coinvolti c'è quello Eni di Mellitah, dove grandi professionalità italiane lavorano promuovendo cooperazione e sviluppo? Lui e Di Maio ce la fanno a difendere i nostri interessi, i nostri settori produttivi fuori dal Paese? Serve coraggio e buona politica, basta far pagare al Paese la loro incapacità e il loro dilettantismo".

"Conte dov'è?", chiede poi il vicepresidente della commissione Esteri della Camera, Paolo Formentini (Lega), che aggiunge: "L'Eni sta subendo danni ingenti dal blocco petrolifero inLibia. Una situazione gravissima che la Francia sta ulteriormente peggiorando, sabotando la dichiarazione congiunta dei paesi occidentali contro questa decisione assurda. Il presidente del Consiglio mostri una buona volta la schiena dritta. Serve una soluzione concreta, che tuteli gli interessi del nostro paese", conclude.

Dello stesso avviso Eugenio Zoffili, deputato leghista e presidente del Comitato Bicamerale Schengen, e capogruppo della Lega in Commissione Affari Esteri della Camera: "Il governo Conte dimostra ancora una volta di non avere alcuna voce in capitolo sulla vicenda libica. Dopo l'annullamento dei vertici di Tripoli, la figuraccia a Berlino, che 'fotografa' perfettamente il peso dell'esecutivo giallorosso nello scacchiere politico internazionale, Conte incassa l'ennesima sconfitta, subendo i blocchi imposti da Haftar agli oleodotti Eni. Basta con queste sceneggiate".

Per Marco Zanni, europarlamentare della Lega, presidente del gruppo Id al Parlamento europeo, "Macron impedisce la condanna di Haftar che blocca i flussi petroliferi che partono dalla Libia, mentre Conte sta a guardare. Forse troppo impegnato a pensare all'interesse europeo, il presidente del Consiglio trascura quello italiano. Lo stop ai flussi verso il terminal Eni di Melita è un danno al nostro Paese, eppure da Palazzo Chigi nemmeno una parola. Con questo governo Pd-M5s, l'Italia è sempre più irrilevante sul piano internazionale: mentre la Francia la fa da padrona, grazie all'incapacità di Conte e Di Maio gli italiani sono di nuovo cornuti e mazziati".

Infine, Guido Guidesi osserva: "Che Conte contasse poco o nulla in Europa lo abbiamo capito dalla sua vana ricerca di un posto in prima linea nella foto di rito a Berlino. Speravamo che almeno non ignorasse che la Libia era tornata ad essere un fornitore di petrolio di primo piano per l'Italia. è assurdo infatti che Conte non abbia mosso un dito nonostante la Francia stia imponendo la condanna di Haftar che di risposta ha chiuso il flusso di petrolio verso terminal Eni di Melita. Un blocco che mette in serie difficoltà un settore fondamentale del nostro Paese e che ricadrà sulle spalle di tutti gli italiani che vedranno aumentare benzina e riscaldamento. Il silenzio del governo è l'ennesima prova di come con Conte l'Italia abbia perso peso in ambito internazionale e sia relegata a ruolo di comprimario", conclude il leghista.