La "Linea d'ombra" sulla crociera

Francesco Palmieri

Diminuita da un uso minimale che l'ha rimodellata per metafore sentimentali, politiche, televisive, la parola "quarantena" è rimbalzata nel significato originario su una nave postmoderna concepita per la gioia dei turisti in crociera.

La Diamond Princess è isolata dal 4 febbraio scorso nella baia giapponese di Yokohama con 2.670 passeggeri e 1.100 membri d'equipaggio mentre il contagio del coronavirus cinese si diffonde a bordo: 135 i casi finora accertati e destinati forse ad aumentare. Le asettiche apparenze della sanità contemporanea in tute, guanti e mascherine attutiscono l'angoscia secolare dei bastimenti infetti che inalberavano bandiera gialla. Però senza sopprimerne gli effetti.

Quasi sempre hanno viaggiato da oriente a occidente, dal meridione al settentrione le più spaventose epidemie della storia e la stessa parola "quarantena", i dizionari informano, fu coniata nel dialetto veneziano a designare la barriera sanitaria eretta dalla Serenissima contro le pesti dalle coste dalmate. Perché sempre su una nave viaggiarono la peste nera, la peste bubbonica, il colera indiano. Navi imparagonabili alla Diamond Princess eppure adesso come lei, in una memoria collettiva che si pensava inabissata fino a pochi giorni fa. Ventimila leghe sotto i mari di una volta.

Sembrava roba tutt'al più da libri di Joseph Conrad: 'Il negro del Narciso' contagiato dalla tisi, cioè il germe di un estraneo a bordo con le contraddittorie reazioni degli altri; o 'Linea d'ombra', cioè un incubo tra uomini su un bastimento di corpi e di cervelli sferzati dalle febbri tropicali. O sembrava roba persino un po' più antica dell'Ottocento: tessuta su spettri, superstizioni, bestemmie, sulla disperazione e la speranza come la 'Ballata del vecchio marinaio' di Samuel Taylor Coleridge.

È questo il blob, l'oscura derrata che riaffiora in tg, giornali, siti e social dalle stive delle paure occidentali a torto ritenute sigillate nelle storie. Nella storia. I mari battuti dalla Diamond Princess, e gli scali, sono gli stessi mari conradiani dove tra uomini e merci s'imbarcavano i ratti con le pulci che avrebbero sterminato milioni di europei con la peste, dove s'imbarcavano i soldati inglesi e i francesi di ritorno dal Tonchino. Ma assieme al colera.

È un esperto comandante sorrentino, chissà quanto conradiano Gennaro Arma, il capitano della Diamond Princess. Si è diplomato nello storico Istituto tecnico nautico di Piano di Sorrento, la cittadina dove da secoli si formano uomini di mare: per gli spagnoli e per Murat, per i Borbone e per l'Italia. Dallo stesso Istituto 'Nino Bixio' uscì il grande armatore Achille Lauro (cui ha tolto il nome il rapper), patrono di una flotta che fu bella come quella della Princess Cruises per cui naviga la Diamond.

Una nave che purtroppo, nel lato oscuro della fama, sta facendo inauspicata concorrenza alla sua vecchia "zia" Pacific Princess, transatlantico celeberrimo per avere ospitato la serie tv 'The Love Boat': spopolo' negli Stati Uniti con 249 episodi e fu parecchio amata anche in Italia, dove Canale 5 la trasmise per tutti gli anni Ottanta. Era un decennio più romance e meno conradiano.