La madre di Elena ha raccontato al gip come ha ucciso la figlia

DMarx22/Wikipedia Commons

AGI - È perentorio il gip di Catania Danela Monaco Crea nel tratteggiare, nell'ordinanza di custodia cautelare Martina Patti, la mamma di Mascalucia che ha assassinato con oltre 11 coltellate la sua bambina, la piccola Elena che a luglio avrebbe compiuto 5 anni: nonostante il tentativo di "lasciar credere di avere agito senza una piena consapevolezza", è una donna "lucida e calcolatrice" e se non arrestata "potrebbe darsi alla fuga".

Elena, "vittima di una morte violenta particolarmente cruenta e anche lenta", è stata uccisa da una donna che in tutte le fasi dell'omicidio "deve essere stata necessariamente nel pieno delle sue facoltà, trovandosi in condizioni fisiche e psichiche idonee all'agire".

Il provvedimento con cui Martina Patti resta in carcere è composto da 15 pagine: nell'ordinanza cautelare in carcere vengono ipotizzati i reati di omicidio premeditato aggravato e l'occultamento di cadavere della figlia di 5 anni.

Nell'interrogatorio di garanzia la donna dice al Gip di ricordare di avere "portato Elena in questo campo e le ho fatto del male e non ricordo altro" e di avere "una cosa lunga tipo un coltello, non ricordo dove l'ho preso, non so perché ce l'avevo".

E sul momento in cui colpisce la piccola rivel: "Non ricordo bene, perché ero girata e non volevo guardare". Perché "uccidere un figlio in tenera età - scrive il gip - e, quindi indifeso, oltre a integrare un gravissimo delitto, è un comportamento innaturale, ripugnante, eticamente immorale, riprovevole e disprezzabile, per nulla accettabile in alcun contesto... indice di un istinto criminale spiccato e di elevato grado di pericolosità".

Il giudice sottolinea che Martina inoltre non ha manifestato segni di pentimento: "Ha inscenato il rapimento con estrema lucidità e non ha manifestato segni di ravvedimento e pentimento. Tutti elementi che denotano una particolare spregiudicatezza, insensibilità, assoluta mancanza di resipiscenza".

Diversi i "non ricordo" pronunciati dalla donna: "Mon ricordo cosa sia passato nella mia mente quando ho colpito mia figlia, anzi posso dire che non mi è passato nessun pensiero, come se in quel momento fossi una persona diversa", "non ricordo la reazione della bambina mentre la colpivo, forse era ferma, ma ho un ricordo molto annebbiato", "non ricordo di aver sotterrato la bambina, ma sicuramente sono stata io".

Ma ricorda che "quando sono andata al campo avevo con me una busta di plastica di colore nero che ho strappato dal rotolo prima di uscire di casa".

Undici le coltellate inferte, una quella letale. La piccola non sarebbe morta immediatamente, in base gli esiti dell'autopsia.

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