La maestra vittima di revenge porn: "Ho un marchio addosso. Il mio ex? Potrei perdonarlo"

Silvia Renda
·Collaboratrice Social News
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(Photo: Alexey_M via Getty Images)
(Photo: Alexey_M via Getty Images)

“Ora desidero fare la maestra. Non ho più trovato lavoro da quando sono stata costretta a licenziarmi. Ho un marchio addosso che non riesco a cancellare”. Parla così in un’intervista al Corriere della sera, la maestra del Torinese vittima di revenge porn. L’ex fidanzato aveva pubblicato un loro video intimo sulla chat del calcetto della quale faceva parte anche il padre di un alunno, lei ha perso il lavoro.

“Finalmente mi sono tolta un peso dallo stomaco. È stata dura ma ho potuto raccontare la verità su quanto è successo” ha dichiarato la ragazza, secondo quanto riportato dalla Stampa e da altri quotidiani. La 22enne ha testimoniato nella veste di parte civile al processo sulla vicenda ha portato alla perdita del lavoro. Due mamme e quattro maestre sono state ascoltate in tribunale a Torino. Le imputate, in questa fase del procedimento, sono una terza madre e la dirigente dell’istituto.

La persona offesa, in tribunale ha ripercorso le fasi della vicenda e ha ribadito di essere stata praticamente costretta a rassegnare le dimissioni. Una ricostruzione che la dirigente, accusata di violenza privata e difesa dall’avvocato Valentina Zancan, respinge. La testimonianza delle quattro maestre ha riguardato soprattutto la riunione, all’interno della scuola, in cui venne discussa la questione della collega.

“Sapevo che le mie colleghe avrebbero negato quanto accaduto in quei giorni. Invece, adesso sta venendo tutto a galla e io non devo più nascondermi. Quel giorno fui sottoposta a un processo sommario. La direttrice mi apostrofò con frasi irripetibili e mi disse che era meglio me ne andassi spontaneamente, altrimenti avrebbe dovuto scrivere sulla lettera di licenziamento il motivo. E aggiunse che non avrei trovato più lavoro, che non mi avrebbero assunta neanche per pulire i cessi della stazione. Che su di me ci sarebbe stato un marchio indeleb...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.