L'attesa per conoscere il destino della mamma che ha lasciato morire la figlioletta

Alessia Pifferi / Facebook

AGI -  È attesa per oggi la decisione del giudice sulla convalida del fermo e sulla misura cautelare del carcere Alessia Pifferi, la 36enne accusata di aver ucciso la figlia di quasi un anno e mezzo lasciandola morire di stenti.

La donna è stata interrogata dal gip di Milano Fabrizio Filice nell'udienza di convalida del fermo per l'omicidio pluriaggravato della figlia Diana di quasi un anno mezzo, abbandonata in casa per 6 giorni.

All'uscita dal carcere milanese di San Vittore, dove la sua assistita si trova da giovedì mattina, l'avvocata Raffaella Brambilla ha preferito non rispondere alle domande dei giornalisti.

Per il pm di turno Francesco De Tommasi Alessia Pifferi è "senza scrupoli e pericolosa", una persona che - è la tesi - ha consapevolmente abbandonato la piccola mettendo davanti ai bisogni della bambina i suoi interessi personali, come la relazione con il compagno 58enne di Leffe (Bergamo). Nella richiesta di convalida del fermo il magistrato ha sostenuto l'esistenza del pericolo di fuga e di reiterazione del reato.

"Diceva, piangendo, 'Sono una buona mamma, non sono una delinquente'" ha raccontato una vicina di casa di Alessia Pifferi, "Nei giorni scorsi non ho sentito e visto nulla. Ho pensato fosse in vacanza". Piccoli palloncini bianchi in memoria di Diana sono stati appesi da un'altra vicina sulla cancellata di ingresso della palazzina di via Parea. Su uno dei palloncini, la donna ha disegnato un cuore con scritto all'interno il nome Diana, su altri le scritte 'piccolo angelo.

La nonna della piccola non ha voluto parlare con i giornalisti: è arrivata a passo svelto nella  strada chiusa nel quartiere popolare di Ponte Lambro. Insieme a lei un uomo che l'ha aiutata a portare una borsa della spesa. "Andate via o vi denuncio", ha urlato ai cronisti prima di infilarsi nella cancellata della palazzina dove la figlia abitava con la nipotina.

Accanto al letto della bambina, abbandonata per sei giorni, c'erano un biberon col latte e una boccetta mezza vuota di En, un potente farmaco ansiolitico. Stando alle prime indagini la donna, nei sei giorni in cui ha lasciato la figlia, nata da un precedente relazione, sarebbe anche passata da Milano per accompagnare il compagno che doveva svolgere delle commissioni di lavoro. E in questa breve tappa non sarebbe passata a verificare le condizioni della piccola. Nel sopralluogo in casa gli investigatori della Polizia hanno trovato di fianco al lettino un biberon di latte e l'ansiolitico. Per chiarire le cause del decesso il magistrato ha disposto l'autopsia.

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