La ministra ha spiegato che in aula ci si dovrebbe tornare solo in ordine a radicali mutamenti

La ministra Mara Carfagna
La ministra Mara Carfagna

In una intervista a repubblica Mara Carfagna ha esposto la sua concezione “spiccia” del voto in Parlamento sulle armi all’Ucraina: “Non è necessario”. La ministra per il Sud e la coesione ha spiegato che in aula ci si dovrebbe tornare solo in ordine a radicali mutamenti di situazione e non per ubbie politiche isolate. Ecco il Carfagna-pensiero in pillole: “Le scelte di questa portata si riesaminano in Parlamento solo se succede qualcosa di radicalmente nuovo, non certo perché qualche partito ha cambiato idea o cerca una vetrina”.

Carfagna e il voto sulle armi che non serve

Per l’esponente di Forza Italia il sunto è abbastanza elementare: “È ovvio che sono per la pace e contro le armi. Ma se non fornissimo armi a Kiev la Russia raderebbe al suolo l’Ucraina e al tavolo della diplomazia non si parlerebbe di pace ma di capitolazione, di resa senza condizioni”. Sulla rinascita dell’asse gialloverde tra Matteo Salvini e Giuseppe Conte proprio sul tema in convergenza delle ami da inviare a Kiev Carfagna ha parole di liquidazione: “Mi sembrerebbe davvero singolare. Il governo gialloverde è esistito, ha fallito su tutta la linea ed è caduto dopo un anno, credo senza grandi rimpianti degli italiani”. La chiosa della ministra è stata su Mario Draghi: “La sua premiership stata una vera risorsa per l’Italia nel biennio più drammatico dal dopoguerra a oggi”.

L’eredità del premier Mario Draghi

“Ma la sua eredità più preziosa è un’eredità di metodo, che dovremmo cercare di non disperdere: la capacità, in momenti di crisi molto ardui, di sacrificare interessi particolari per ottenere soluzioni utili all’interesse nazionale. Insomma, smetterla di far politica usando i problemi per piantare bandierine anziché affrontarli e risolverli”.

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