La missione moderna della chiesa galleggiante che solca le acque del Tamigi

Di Ciro Marco Musella
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Gilbert McCarragher
Photo credit: Gilbert McCarragher

From ELLE Decor

Non tutti sanno che in principio fu Le Corbusier a inaugurare la stagione delle architetture galleggianti, quando nel 1929 intervenì su una chiatta per il trasporto del carbone trasformandola nell’Asile Flottant, un rifugio temporaneo durante la Seconda Guerra Mondiale. A salpare dopo diversi anni e in contesti radicalmente diversi furono prima la Point Counterpoint II, sala per concerti progettata da Louis Kahn nel 1976, tra i più celebri casi di architettura cinetica; poi il Teatro del Mondo, indimenticabile progetto di Aldo Rossi per la Biennale di Venezia del 1980. Recentemente, si unisce alla lista la Genesis Floating Church, sala religiosa progettata dagli architetti dello studio Denizen Works per la comunità di St Columba East London, in collaborazione con il cantiere navale Turks e l'architetto navale Tony Tucker.

Photo credit: Foto di Gilbert McCarragher.
Photo credit: Foto di Gilbert McCarragher.

Attraccata alle rive del fiume Lee Navigation, l’imbarcazione si trova nel quartiere del Queen Elizabeth Olympic Park, il Parco creato per i Giochi Olimpici del 2012. Prima di allora, l’intera comunità era ospitata nel Kingsway International Christian Center che, con i suoi 12000 fedeli, rappresentava una delle più grandi congregazioni cristiane. Per i Giochi, lo spazio è stato ceduto e i fedeli si sono trasferiti in spazi di fortuna più distanti, così come riporta il The Guardian. L’imbarcazione nasce quindi come risposta a questa perdita di coesione, e “concepita come una missione moderna” avrà l’obiettivo di collegare le comunità che vivono lungo il canale nell’East London.

Photo credit: Foto di Gilbert McCarragher
Photo credit: Foto di Gilbert McCarragher

Tra altre imbarcazioni, la Genesis si distingue per il suo color pastello e per il tetto cinetico che si ispira ai mantici degli organi: quasi fosse una fisarmonica, la copertura è la vera protagonista della barca che, per poter navigare, deve innanzitutto avere un’altezza che consenta il passaggio sotto i ponti del canale. Per rispondere a questa esigenza, i progettisti hanno realizzato per la prua una copertura che si alza fino ai 3,6 metri nel punto più alto, così da permettere lo svolgimento delle funzioni. Una volta alzata, le vele traslucide della fisarmonica rivestite in LED trasformano la prua in un vero e proprio faro del canale, assumendo quindi una forte simbolicità che si lega indissolubilmente alla funzione che ospita la barca.

Photo credit: Foto di Gilbert McCarragher
Photo credit: Foto di Gilbert McCarragher

Lo stesso dettaglio sul soffietto della vela diventa il motivo della sala, riproposto su una serie di dettagli tra i quali le gelosie delle finestre. All’interno, se a poppa sono ospitati i servizi, gli uffici e la cucina, a prua si allestisce il cuore della barca. La sala principale, ricordando un ambiente a navata unica con le cappelle disposte lateralmente, non presenta alcun simbolo religioso né sulle pareti in compensato chiaro né sul pavimento in linoleum verde, e gli unici protagonisti diventano gli arredi realizzati per l’occasione dallo studio Plyco.

Photo credit: Foto di Gilbert McCarragher.
Photo credit: Foto di Gilbert McCarragher.

La stanza infatti si presta a essere un luogo di comunità indipendentemente dal credo religioso, diventando un luogo per poter svolgere diverse funzioni, offrendo anche la possibilità di essere noleggiata da privati e garantire una risorsa per la sua stessa manutenzione. Genesis, il cui nome richiama il primo libro della Bibbia come allusione alla creazione, servirà inizialmente le due parrocchie di St Paul Old Ford e St Mary of Eton, rimanendo ormeggiata tra i tre e i cinque anni nell'area episcopale di Stepney dove si trova al momento, prima di partire per raggiungere nuove comunità di fedeli.

Photo credit: Foto di Gilbert McCarragher
Photo credit: Foto di Gilbert McCarragher

www.denizenworks.com