La missione (quasi) impossibile di trovare un'intesa tra Confindustria e Cgil

Alessandro Galiani
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AGI - Prove di dialogo tra il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini e il numero uno di Confindustria, Carlo Bonomi nella tre giorni 'Futura' organizzata dalla Cgil. I due leader si confrontano, a volte si scontrano, e si dicono sostanzialmente d'accordo ad avviare un "confronto permanente" anche se restano divisi sul ruolo che dovrà assumere il governo. Anche sugli altri 'grandi temi', dai contratti, all'emergenza Covid, alla manovra, agli investimenti, agli scioperi, alla tenuta sociale, Landini e Bonomi duellano, restano spesso distanti, anche se nel finale del faccia a faccia lasciano aperta, o quantomeno socchiusa, la porta del dialogo.

Un confronto permanente tra Confindustria e Cgil, spiega Landini, "non potrà avvenire solo con noi, il sindacato non è solo Cgil e credo che ci sia il problema di un confronto con tutte le organizzazioni sindacali, ma soprattutto penso che sia importante, se siamo d'accordo, che noi due insieme rivendichiamo con il governo una discussione. Oggi non è sufficiente una discussione a due, c'e' bisogno di avere anche un coinvolgimento del governo sulle scelte che devono essere fatte. Dobbiamo poter dire la nostra".

 Anche Bonomi dice "sì" al confronto permanente, ma avverte: "Il governo deve mantenere la maglietta dell'arbitro. Troppo spesso ultimamente il governo si mette la maglietta di una delle due squadre in campo e questo non va bene, non funziona. Da parte nostra massima responsabilità, grande voglia di confrontarci, di scontrarci al tavolo e trovare soluzioni. Però pensare che il governo faccia da sponda a una delle due squadre, questo non va bene".

 Nel finale del loro faccia a faccia i due leader riprendono il filo dell'avvio del dibattito, quando Bonomi esordisce chiedendo un'intesa: "C'è la necessità di mettersi attorno a un tavolo per un Patto per l'Italia. Al di là delle differenze, in un confronto anche duro, troviamo le soluzioni per il Paese". La replica di Landini non si fa attendere: "Un patto per l'Italia? Io più che patti in questa fase vedo contratti, credo sia il momento di investire sul lavoro, è il lavoro delle persone che sconfiggerà il virus, il rinnovo dei contratti. In questa fase abbiamo un'occasione irripetibile, c'è la possibilità di far ripartire gli investimenti pubblici E noi vogliamo essere dei soggetti che vogliono essere coinvolti nella fase di progettazione di questi investimenti".

Bonomi, nel corso dibattito, insiste: "Già da maggio-giugno paventavo un autunno difficile ma siamo rimasti inascoltati, abbiamo dei problemi da affrontare, affrontiamoli insieme, sediamoci ai tavoli, ma non proclamiamo scioperi e non portiamo la gente in piazza, su questo è importantissimo il richiamo all'unità nazionale fatto dal presidente della Repubblica, Mattarella". Landini risponde dicendosi preoccupato: "Ho preoccupazioni per la tenuta sociale. Oggi dobbiamo dare protezione, dobbiamo investire sul lavoro, anche facendo un po'debito. Bisogna anche evitare le strumentalizzazioni, ma nessuno si deve sentire da solo".

E ancora: "C'è in giro una precarietà senza precedenti. Sono state fatte leggi sbagliate che hanno aumentato e allargato questa precarietà. Sono state fatte leggi che hanno favorito appalti, subappalti e sotto appalti, che penalizzano i lavoratori e la concorrenza tra aziende. Sarebbe ora di pensare a un nuovo Statuto dei lavoratori, nel quale ci siano le stesse garanzie perché non si può competere per lavorare con diritti differenti". "Non si può andare avanti senza un confronto con i corpi intermedi - dice ancora Landini - e lo abbiamo dimostrato, non possiamo tornare a prima dell'emergenza, noi dobbiamo cambiare".

Come? "Le ricette non sono uguali. Sono settimane che chiediamo di discutere come si spenderanno" i fondi del Recovery Fund. "Il governo ha chiesto a tutti i progetti, ma non dobbiamo disperdere queste risorse", dobbiamo invece concentrarle su grandi temi "come sanità, lavoro, formazione permanente".

Il segretario generale della Cgil chiede anche una detassazione degli aumenti salariali: "C'è bisogno di fare una riforma fiscale per abbassare la tassazione sul lavoro dipendente e sui pensionati e abbattere l'evasione fiscale. Abbiamo chiesto al Governo che per aiutare il rinnovo dei contratti potrebbe essere possibile, in via transitoria in questa fase, dire che gli aumenti hanno una tassazione inferiore da quella normale".

Bonomi non è d'accordo: "Non ritengo che sia quella la strada, i contratti li portiamo avanti. Se dobbiamo perseguire una strada di decontribuzione e agevolazione la mia idea è stare sul welfare aziendale. La strada è quella. Mettere più soldi in tasca agli italiani è corretto, lo sosteniamo anche noi, ma non è detto che si trasformi in consumi. I risparmi degli italiani sono aumentati del 18% in questa fase emergenziale, cosa che non succedeva dai tempi della crisi petrolifera. La strada è la decontribuzione del welfare aziendale".

"I ristori - aggiunge Bonomi - possono essere utili nel breve ma non sono la soluzione, non è quella la strada. Svuotare i nostri quartieri dal commercio è anche un tema sociale, non è mettendo quei miliardi importanti che si risolve il problema, quando chiuderanno quei negozi non riapriranno più".

E ancora: "Il Recovery Fund? Il presidente del Consiglio ha detto che ci sarebbe stata una cabina di regia, ieri è arrivata la bozza della legge di bilancio ma non ho trovato traccia di questa cabina di regia e il Recovery fund è scomparso dai radar. Quei 400 miliardi sono una cifra mai vista nella storia ma sono molto preoccupato di come sarà la progettazione. Dobbiamo fare quelle riforme che servono al Paese".