La mobilitazione, la "protezione" dei referendum e i margini di impiego delle testate medie

Vladimir Putin
Vladimir Putin

Venti di guerra che spirano da Mosca ed armi tattiche nucleari dell’arsenale di Vladimir Putin: il capo del Cremlino di quella categoria ne ha 2000 e quasi 5500 totali utilizzabili a contare le strategiche. Gli step della nuova escalation stanno tutti in un rigo: la mobilitazione dopo il discorso alla nazione, la “protezione” militare ad ogni costo dei referendum e i margini di impiego delle testate medie. Quei margini sono normati dalla dottrina della deterrenza nucleare in cartella di un decreto presidenziale che ha ampliato il novero delle circostanze in cui può essere impiegata: sono sei pagine, 25 punti a firma Vladimir Putin.

Le armi tattiche nucleari di Putin

Il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa Dmitri Medvedev, talmente falco che perfino Putin a suo paragone pare Gandhi, ha scritto su Telegram che “si terranno referendum e le repubbliche del Donbass e altri territori saranno annessi alla Russia. La protezione di tutti i territori che hanno aderito sarà significativamente rafforzata dalle Forze Armate russe”.

Il truce post Telegram di Medvedev

E ancora: “La Russia ha annunciato che non solo le capacità di mobilitazione, ma anche qualsiasi arma russa, comprese le armi nucleari strategiche e le armi basate su nuovi principi, potranno essere utilizzate per tale protezione”. Ma cosa sono le armi tattiche in quota “nuke”? Vanno da 0,6 a 2 Kiloton, l’equivalente di 600-2.600 tonnellate di tritolo e possono spazzare via un intero quartiere di metropoli o una città. Quelle strategiche si misurano in megatoni. La distinzione fra arma tattica ed arma strategica sta nei criteri di utilizzo: quella strategica cambia le sorti di una guerra e/o la morfologia di una parte del pianeta, quella tattica incide radicalmente su un singolo aspetto/settore di piano severo del conflitto.