La moglie dell'agente Guastamacchia: "Giorgio era un gigante buono. Non aveva patologie: il Covid-19 ce l'ha tolto"

Giorgio Guastamacchia insieme al presidente del Consiglio Giuseppe Conte in una foto del 2 giugno 2018 (Photo: ANSA)

“Giorgio era il nostro gigante buono. Non aveva alcuna patologia pregressa. Il Covid-19 ce l’ha portato via”. Sono le parole di Emanuela Bianchi Guastamacchia, vedova di Giorgio Guastamacchia, sostituto commissario della Polizia di Stato che faceva parte della scorta del premier Conte. Il 52enne è morto ieri al Policlinico Tor Vergata: aveva contratto il coronavirus alcune settimane fa ed era stato subito ricoverato.

Al Messaggero, la moglie parla dell’uomo e degli ultimi giorni trascorsi insieme, partendo dalla comparsa dei sintomi.

“Lo può aver presto ovunque anche al bar [...] Sono arrivati i classici sintomi di questo virus, per un paio di giorni Giorgio ha avuto un po’ di mal di gola poi la tosse. La febbre è comparsa il quarto giorno e non andava via nonostante il paracetamolo”.

A chi le domanda se il marito avesse patologie pregresse, Emanuela risponde:

“No o almeno nulla che fosse stato diagnosticato”.

Dal momento del primo ricovero al Sant’Eugenio (avvenuto 18 marzo e a cui è seguito il tarsferimento a Tor Vergata), la moglie e i due figli non hanno più potuto vedere Guastamacchia.

“L’ho salutato sulla porta di casa la sera del primo ricovero e da allora non l’ho più visto [...] Sono vicina in questo momento a tutti quelli che hanno perso i propri cari. Non li vedi più, non puoi neanche accarezzare una bara [...] Giorgio sapeva che era una cosa seria ma era rimasto sereno, non ci voleva spaventare [...] La mattina dopo mi ha mandato una foto del tè che gli avevano portato e il messaggio ‘oggi colazione a letto’. Questo per far capire che persona era mio marito”.

La moglie dell’agente, infine, lancia un messaggio.

Mi sento di dire che se veramente gli altri non vogliono provare quello che stiamo provando noi adesso, stare chiusi in casa è l’unica soluzione. So che è difficile e penso a tante situazioni drammatiche: donne costrette a vivere, per esempio, con compagni o mariti violenti, ma rispettare veramente le regole è l’unico modo per salvarsi.

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