La moglie di Cutolo: "Fate curare mio marito, meglio la sedia elettrica del 41bis"

Giulia Belardelli
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Raffaele Cutolo in una foto del 1997 (Photo: ansa)
Raffaele Cutolo in una foto del 1997 (Photo: ansa)

“Ho incontrato mio marito in carcere a Parma un mese fa, era previsto un colloquio normale attraverso il vetro, ma mi sono ritrovata davanti una persona 90enne con una bottiglia in mano, non parlava, non dava segni, è stato bruttissimo vederlo in quelle condizioni. Mia figlia (di 12 anni, ndr) non si è sentita bene, non ha voluto restare più di tanto, e siamo andati via perché era inutile parlare con una persona che non alzava gli occhi, non riusciva a portare la bottiglia alla bocca, una persona che non rispondeva quando lo chiamavamo”. Ad affermarlo, a tratti piangendo, è stata Immacolata Iacone, moglie di Raffaele Cutolo, intervenendo al Consiglio Direttivo di “Nessuno tocchi Caino-Spes contra Spem” dal titolo “41-bis: monumento speciale della lotta alla mafia, fossa comune di sepolti vivi”.

A raccontare la testimonianza della moglie di Cutolo, fondatore e capo della Nuova Camorra Organizzata, sottoposto al carcere duro dal 1992, è l’agenzia di stampa Adnkronos.

“Io ho visto una registrazione di Provenzano, almeno lui alzava la cornetta, mio marito non ha alzato neppure gli occhi. Poi ci hanno mandato fuori perché ha buttato la bottiglia a terra, si è rovesciato un bicchiere di acqua addosso. Non riusciamo ancora a capire perché sta in quelle condizioni, e perché sta ancora in carcere. Io non dico di portarlo a casa, ma almeno in un posto dove venga curato”.

E ancora:

“Lui ha problemi seri. Chiedo che sia curato, umanitariamente una persona deve essere curata, anche se lui sta pagando le sue pene, ma fatelo curare [...]. Giustamente mio marito sta pagando, ma lui con Dio ha detto basta, e non è giusto che si debba pentire per farlo curare. Anche se lì lo curano, non lo curano come si dovrebbe. Portatelo dove si possa curare [...]. Vale per tutti quelli al 41bis. Il carcere di Parma è un cimitero di vivi, stiamo solo aspettando che lui esca coi piedi davanti, come Provenzano e Riina, li hanno fatti uscire morti, stanno aspettando che anche Cutolo esca morto da lì?”.

Ma allora - conclude Immacolata Iacone - “mettete la sedia elettrica, così noi della famiglia non soffriamo più, perché noi soffriamo di più, loro devono scontare una pena, ma noi che peccato abbiamo fatto?”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.