La moglie di Giorgio Faletti: "Quando si svegliò dal coma fece ridere i dottori. E mi propose di sposarlo"

Corriere della Sera

Gli è stata accanto 14 anni, da quando lui era ancora «solo» il comico di Vito Catozzo e il cantautore-rivelazione di«Signor tenente». Roberta Bellesini, vedova di Giorgio Faletti, morto per un tumore il 4 luglio 2014, porta avanti il suo lavoro e il suo ricordo. In un'intervista al Corriere della Sera parla della sua carriera, del loro amore e dell'uomo che era:

«Giorgio diceva che, essendo un comico, la sua vita poteva solo essere comica. Svegliandosi dal coma, sentiva i rumori delle macchine a cui era attaccato e riuscì a far ridere i dottori. Disse: ma dove mi avete ricoverato? A Las Vegas? Era un uomo allegro. La sera, voleva sempre amici a cena. Facevamo gare di battute. Grazie a lui, avevo affinato le mie doti».

Bellesini lo descrive come solo una persona che lo conosceva bene può fare.

«Era bravissimo a trovare neologismi. Come "stritolizzare", per quando ci stropicciavamo la pelle accarezzandoci. E ogni suono era divertente al di là del significato, per le sue buffe facce da adolescente. Lo coglievo, a volte, a mangiare qualcosa che non doveva e sgranava quei suoi occhioni azzurri che ti schiantavano. Io, davanti a quegli occhi, ero indifesa».

In ospedale, riuscì pure a farle la proposta di matrimonio.

«I medici avevano chiesto a me l'autorizzazione a un trattamento sperimentale per salvarlo. Mi ero assunta il rischio. Si è ripreso e mi ha chiesto di sposarlo. Gli dissi: fai così, richiedimelo quando sei fuori, ora sei sotto farmaci, non vorrei che mi accusassi di circonvenzione d'incapace».

Lui diceva: ogni cosa che faccio è dedicata a Roberta.

«E io: quanto hai da farti perdonare per dire così?».

Faletti è diventato negli anni anche giallista di successo: basti pensare che «Io uccido» ha venduto in Italia 5 milioni di copie ed è stato tradotto in 32 lingue. Ma non riusciva ad affrontare il suo lavoro a cuor leggero.

«Soffriva sempre di ansia da prestazione, temeva di non essere apprezzato. Non si rendeva...

Continua a leggere su HuffPost