La moglie di Kobe Bryant: “Ho saputo dai social che era morto”

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REUTERS/Mario Anzuoni
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Vanessa Bryant ha saputo della morte del marito Kobe e della figlia Gianna dai post sui social media. Lo ha raccontato la vedova della leggenda del basket durante la sua deposizione nell'ambito del processo che la vede in causa contro la contea di Los Angeles per "stress emotivo" dopo la fuga di fotografie sulla scena dell'incidente in cui hanno perso la vita il marito e la figlia.

La mattina del 26 gennaio 2020 Kobe Bryant, sua figlia Gianna e altre sette persone sono morte in un incidente aereo dopo che l’elicottero sul quale viaggiavano si è schiantato a causa della poca visibilità per le cattive condizioni atmosferiche.

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In un primo momento, Vanessa credeva che Kobe e la figlia fossero tra i sopravvissuti, come ha raccontato nel suo articolo Ryan Young di Yahoo Sports, che ha raccolto la testimonianza di Vanessa: "Era a casa con le sue due figlie più piccole quando un aiutante di famiglia ha bussato alla sua porta intorno alle 11.30. L'assistente ha detto che Kobe e Gianna erano stati coinvolti in un incidente in elicottero, ma che le prime notizie parlavano di cinque persone sopravvissute".

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A quel punto la donna ha provato a chiamare il marito, ma sul cellulare erano già apparse delle notifiche sulla morte di Kobe arrivate dai social. La moglie del "Black Mamba" ha cercato immediatamente di raggiungere il luogo dell’incidente. Si è recata all’aeroporto, ma i funzionari non le hanno permesso di volare a causa delle cattive condizioni meteorologiche. A quel punto è stata scortata alla stazione dello sceriffo di Los Angeles, Alex Villanueva, che le ha dato la terribile notizia. La donna, dopo essersi ripresa dallo shock, ha chiesto all’agente di assicurarsi che nessuno scattasse foto sul luogo del disastro.

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La donna ha intentato causa contro la contea, accusando quattro agenti del dipartimento dello sceriffo di aver scattato e condiviso le foto dell'incidente. La contea di Los Angeles, che ha condannato i dipendenti per le loro azioni, ha però affermato che la causa legale non ha motivo di proseguire dal momento che si tratta di normali foto “del luogo dell'incidente”.

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