La morte di Papa Luciani e quei "gialli" smentiti dalle carte

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Città del Vaticano, 21 ott. (askanews) - Papa Luciani fu avvelenato con il cianuro, in una congiura di palazzo ordita da Paul Marcinkus, perché voleva denunciare frodi azionarie compiute in Vaticano. Laultima versione fantapolitica sul Pontefice che morì 33 giorni dopo il COnclave che lo elesse nel 1978 è esposta da un ex gangster della famiglia mafiosa americana dei Colombo, Anthony Luciano Raimondi, suo libro di memorie 'When the Bullet Hits the Bone', appena pubblicato negli Usa dalla casa editrice Page Publishing. Uno scenario non nuovo, per uno dei più imperituri gialli vaticani, che è stata però già smontata da una accurata indagine pubblicata pochi mesi fa da Stefania Falasca, giornalista nonché vice-postulatrice della causa di beatificazione.

Il libro 'Papa Luciani. Cronaca di una morte' (Piemme), che ha due meriti. Il primo, più evidente, è ricostruire, per la prima volta con referti medici e testimonianze-chiave sinora inedite, perché sub secreto pontificio, le circostanze del decesso di Giovanni Paolo I, sfatando così le svariate leggende noir che si sono accumulate intorno ai destini del pontefice veneto. Il secondo - una volta sgombrato il campo dal 'giallo' - restituire al lettore il significato di un pontificato che, pur breve, non fu per questo minore.

Luciani morì per un infarto che si era manifestato con un dolore al petto già poche ore prima della sua morte. La gravità del malore fu sottovalutata dal Papa stesso così come dai collaboratori che ne erano a conoscenza. Attingendo ai fascicoli sinora secretati della Santa Sede, Falasca porta alla luce, in particolare, la testimonianza di suor Margherita Marin, l'unica sopravvissuta delle religiose che servivano nell'appartamento pontificio (e incredibilmente non interrogata nel corso della causa diocesana per la beatificazione di Luciani), e il referto clinico firmato dal dottor Renato Buzzonetti, primo medico ad essere chiamato al capezzale del Papa morto. Dalla ricostruzione degli eventi che sfociano nella morte del Pontefice vengono alla luce molti particolari precisi, e inediti, come il fatto che, per volontà dell'allora cardinale di Stato Jean-Marie Villot la sala stampa vaticana diffuse un comunicato stampa che dichiarava falsamente che il Pontefice era stato trovato morto dal suo segretario John Magee (e invece era stato rinvenuto da suo Marin e, prima ancora, da una sua consorella più anziana); la inadeguatezza nel ruolo dell'altro segretario del Papa, don Diego Lorenzi, e la scarsa credibilità di molti dettagli raccontati negli anni da quest'ultimo nonché da Magee; il fatto che Luciani - contrariamente a notizie messe in giro anche da qualche cardinale - non era riverso a terra ma sembrava essere morto nel sonno; ma anche le domande che, in preparazione del successivo Conclave, i cardinali vollero rivolgere ai medici (se 'l'esame della salma' consentiva di 'escludere lesioni traumatiche di qualsiasi natura', se fosse accertata la diagnosi di 'morte improvvisa', se 'la morte improvvisa è sempre naturale'), che mostrano come tra gli stessi porporati ci fosse chi non escludeva l'ipotesi di una morte provocata, smentita invece dai medici. Luciani, è il quadro che emerge e che smentisce tante ipotesi di questi decenni, non era oppresso dal peso delle responsabilità, viveva con serenità il suo mandato, non prevedeva di essere eletto né che il suo pontificato sarebbe durato poco, si sentiva fisicamente bene, e, da quel che è possibile ricostruire, prima di morire non si stava occupando dello Ior, ma della nomina del suo successore a Venezia (il riottoso Angelo Viganò, che non riuscì a nominare prima di morire).

Giustamente Pia Luciani, citata nel volume, commenta nella sua deposizione per la causa di beatificazione: 'Credo che la Curia romana sia stata poco prudente nel dare informazioni non esatte circa il suo rinvenimento, aprendo così la strada alle illazioni'. (Segue)