La mossa del cavallo per l'Ilva

Giuseppe Colombo
Ex Ilva Taranto

La grande questione piomba a palazzo Chigi alle undici e mezza di sera. Ha senso continuare a trattare con Mittal sul futuro dell’ex Ilva di Taranto? Intorno a un tavolo sono seduti Giuseppe Conte e i ministri Roberto Gualtieri, Stefano Patuanelli e Giuseppe Provenzano. Ci sono anche Francesco Caio, il negoziatore scelto dal governo, e un paio di tecnici. La risposta all’interrogativo è tutt’altro che scontata. La trattativa con i franco-indiani è a un punto morto. Vogliono tremila esuberi. Bisogna decidere cosa fare. La scelta accomuna tutti i presenti: trattare ancora e provare a chiudere un accordo con zero uscite prima dell’udienza in tribunale del 7 febbraio. Poi, superata la linea rovente dello scontro in aula, sedersi a un tavolo con i sindacati e rompere il tabù degli esuberi. 

Eccola la mossa del cavallo del governo. Nasce da esigenze diverse, si materializza come scelta imposta dai fatti, dallo stato dell’arte di una trattativa che è partita il 20 dicembre con il tratto dell’ottimismo e una data - il 31 gennaio - fissata come traguardo per un’intesa. Poi al tavolo dei negoziatori si è fatto qualche passo in avanti, ma non sufficiente a mettere le cose nel verso giusto. Bisogna ancora definire le quote che lo Stato e Mittal avranno nel nuovo corso green che si vuole disegnare per Taranto a partire dal 2023. Il colosso dell’acciaio avrà la maggioranza, ma quanto sarà consistente il peso dello Stato tira in ballo la questione di quanti soldi dovrà mettere sul piatto. La questione è irrisolta perché è ancora da capire quanto varrà la nuova società. Soprattutto ci sono gli esuberi. Mittal ha ridimensionato la richiesta iniziale, da circa cinquemila a tremila, ma i rappresentanti del governo al tavolo hanno detto no. 

Insomma, la trattativa è ferma. I negoziatori si sono visti l’ultima volta venerdì scorso, qualche contatto, ma sporadico, c’è stato nei giorni a seguire. Ma tutti in attesa di un punto politico in capo al...

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