Alan Kurdi in acque italiane: Taranto il porto di sbarco

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La ong Sea Eye, a bordo della nave Alan Kurdi, ha annunciato nella mattinata di venerdì 1 novembre l’ingresso in acque italiane “per cercare riparo dal vento e dalle onde”. Tuttavia, dall’equipaggio specificano che “non ci è stato ancora assegnato un porto sicuro”. La situazione potrebbe peggiorare nelle prossime ore. Stamane, inoltre, una ragazza di 20 anni è stata evacuata dalla nave per motivi sanitari grazie all’intervento della Guardia Costiera. Domenica, invece, era toccato a una donna incinta. La Sea Eye è bloccata ormai da 7 giorni a poche miglia di distanza dalle coste siciliane.

Alan Kurdi, Taranto porto di sbarco

“Si è appena conclusa la procedura di ricollocazione dei migranti presenti sulla Alan Kurdi, attivata sulla base del pre-accordo raggiunto nel corso del vertice di Malta. La Germania e la Francia accoglieranno 60 migranti, il Portogallo 5 e l’Irlanda 2. E’ stato quindi indicato in Taranto il porto di sbarco”. Lo ha reso noto nella serata del 1 novembre il Viminale.

Alan Kurdi in acque italiane

La mattinata di venerdì 1 novembre si apre con un tweet della ong Sea Eye a bordo di Alan Kurdi. “Nonostante la soluzione diplomatica per le restanti 88 persone salvate a bordo della Alan Kurdi, non ci è stato ancora assegnato un porto sicuro” scrivono. La nave della ong tedesca si trova da 7 giorni al largo delle coste orientali della Sicilia. A bordo, inoltre, ci sarebbero 88 migranti salvati dalla Libia in attesa di essere sbarcati. Da quanto riferiscono, inoltre, la nave si trova ora “in acque territoriali italiane per cercare riparo dal vento e dalle onde”. Infine, con amarezza concludono l messaggio: “Un altro capitolo buio per la fortezza Europa”.

Gordon Isler, il portavoce della Sea Eye ha spiegato: “Il nostro equipaggio e le persone che abbiamo salvato sono state vittime di un violento attacco armato. Sono scoppiati a piangere nei giorni scorsi, nessuno si sarebbe aspettato un attacco simile in una missione di salvataggio”. “Il governo italiano – ha proseguito Isler – sta probabilmente aspettando, come nel caso della Sea Watch 3 o della nave Eleonore, che il capitano dichiari uno stato di emergenza per poi essere costretto ad entrare in porto senza autorizzazioni. Sebbene non siamo stati più insultati dai ministri italiani con il cambio di governo non ci sono stati reali segnali di cambiamento nei confronti delle Ong“.