La 'ndrangheta in Piemonte tra affari e politica - punto

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Torino, 20 dic. (askanews) - Un intreccio tra affari, politica e criminalità organizzata in cui la 'ndrangheta da in lato fa da broker finanziario per un imprenditore, Mario Burlò, che realizzava importanti operazioni immobiliari reinvestendo proventi frutto dell'evasione fiscale, e dall'altro stringe un patto con l'assessore Roberto Rosso (Fdi) per portargli un pacchetto di voti per le ultime elezioni regionali in Piemonte.

È questo, in sintesi, il quadro che è emerso dall'operazione "Fenice" della Guardia di Finanza contro la 'ndrangheta nel torinese. Un'indagine che ha preso le mosse dall'operazione "Carminius", che nel marzo scorso portò in carcere decine di esponenti locali della 'ndrangheta.

"Chi è sfuggito a quell'operazione però si è subito riorganizzato sul territorio tra Torino e Carmagnola", ha spiegato Annamaria Loreto, procuratore capo di Torino, attorno alle figure di Onofrio Garcea e Antonio Viterbo, esponenti del clan Bonavota.

Figure con cui il noto imprenditore Burlò, ora in carcere con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, "realizzava importanti operazioni immobiliari reinvestendo illeciti fiscali", ha spiegato Loreto.

In pratica Burlò aveva creato più società per compiere indebite compensazioni di Iva, per un valore di oltre 16 milioni. Soldi che sono serviti a perfezionare operazioni immobiliari, supportate dalla protezione della 'ndrangheta.