La necessità di abbassare i toni sulla morte del carabiniere Cerciello

"I toni non siano la dodicesima coltellata" dice il comandante generale dei carabinieri ai funerali di Mario Cerciello, e mai ci furono parole più esatte. Diventiamone consapevoli e ripetiamocele gli uni gli altri guardandoci con il suo volto serio e triste perché, quando la tristezza si accompagna alla serietà, l'una rafforza l'altra. Immagino il volto di Giovanni Nistri quando, solo qualche giorno fa, ha visto la foto di Christian Gabriel Natale Hjorth legato e bendato: vedo le sue labbra che mormorano tra sé e sé e poi che gridano quanto sia inaccettabile quello che sta vedendo.

Quella bendatura e quella legatura rischiano di mandare all'aria lo splendido lavoro di chi aveva fatto le cose bene e aveva risolto il caso in poche ore. Per questo il procuratore generale di Roma Giovanni Salvi si è subito premurato di sottolineare che "gli indagati sono stati presentati all'interrogatorio liberi nella persona, senza bende o manette; all'interrogatorio è stato presente un difensore; l'interrogatorio è stato condotto da due magistrati, è stato registrato e ne è stato redatto verbale integrale; gli indagati sono stati avvertiti dei loro diritti".
Ma le parole pacate e serie di Nistri e di Salvi, il lavoro serio e quotidiano di carabinieri e magistrati saranno più forti dei toni sguaiati che rischiano di essere la dodicesima coltellata?

Perché sono stati i toni a spostare l'attenzione dalle coltellate a Mario Cerciello Rega alle bendature e legature di Natale Hjorth. E sono i toni che continuano ad armare chi dovrà difendere due cittadini degli Stati Uniti che hanno compiuto in territorio italiano, nel cuore della Capitale, un atroce delitto: come se le vicende di Amanda Knox e del Cermis in primo luogo, non fossero abbastanza eloquenti.

Che senso hanno le chat di Whatsapp e dei social in cui la foto di quanto accaduto per quattro o cinque minuti in un ufficio dei carabinieri di via In Selci a Roma viene paragonato a Guantanamo?

L'Italia, che deve imparare a fare i processi brevi, non deve prendere lezioni da nessuno al mondo in materia di legalità e di rispetto dei diritti umani. L'Italia è quella che rivestì Toto Riina quando, appena catturato, giunse praticamente nudo in carcere a Rebibbia. L'Italia è quella che chiede a Bernardo Provenzano, catturato dopo 43 anni di latitanza, - ha bisogno di qualcosa? - e, sentendosi rispondere che aveva bisogno di un'iniezione per curare la sua malattia, rapidamente trova il modo di fargliela avere.



Il semplice paragone con cose indegne dell'uomo - anche solo per dire "e allora voi?" - ci offende. Dobbiamo abbassare i toni perché, grazie ai nostri toni, ora tutto il mondo crede che l'ufficio di un reparto investigativo dei carabinieri a Roma sia una specie di Lubjanka. Dobbiamo abbassare i toni perché, chi ha un minimo di sale in zucca, sa che i nostri toni hanno messo in mano agli avvocati difensori dell'assassino una buona arma: un'arma che sarebbe “solo buona” se fosse un magrebino ma che diventa "un'arma ottima" (e forse decisiva per la compromissione della confessione) se, come nel nostro caso, il cittadino è un californiano.

Nistri chiede che si abbassino i toni perché sa che i toni che hanno accompagnato fin da subito l'omicidio del vicebrigadiere, che hanno esasperato tutti e anche qualche singolo carabiniere, rischiano non di procurare pene che - grazie al Cielo - sono fuori dal nostro ordinamento legislativo, ma di assicurare agli assassini la più assoluta libertà.