La nonna morta a Auschwitz, il cardinale Czerny si racconta

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Città del Vaticano, 7 dic. (askanews) - La fede, le origini ebraiche, la morte della nonna a Aushcwitz e la prigionia della madre in un campo di concentramento nazista, la guerra, la fuga in Canada e il ritorno in Cecoslovacchia per riscoprire la terra d'origine e il coraggio di una Chiesa capace di non disgregarsi durante gli anni del Comunismo. In un'intervista realizzata dalla redazione ceca di Vatican News, il cardinale Michael Czerny, sottosegretario della Sezione vaticana migranti e rifugiati, si racconta ripercorrendo i momenti più importanti e spesso drammatici della propria vita e dei suoi genitori durante la seconda guerra mondiale.

La croce pettorale scelta da Czerny, creato cardinale all'ultimo Concistoro di Papa Francesco, è stata realizzata dall'artista italiano Domenico Pellegrino: "Ha preso il legno dai resti di una barca usata dai migranti per attraversare il Mediterraneo dal Nord Africa nel tentativo di raggiungere l'isola italiana di Lampedusa".

"I miei genitori vivevano in Moravia. Mia madre, Winifred Hayek Czerny, durante la II Guerra Mondiale, ha trascorso in prigione e in campo di concentramento un totale di venti mesi. Le fu anche richiesto di lavorare come bracciante agricolo. Sebbene nata e cresciuta dai genitori cattolici romani, i suoi nonni sono nati ebrei ed è stata classificata come ebrea dalle autorità naziste che hanno governato il cosiddetto Protettorato di Boemia e Moravia dal marzo 1939 in poi", raconta Czerny. "Anche mio padre, Egon Czerny, era cattolico romano; non avendo discendenza ebraica, fu risparmiato dal campo di concentramento; fu messo nel campo di lavoro forzato di Postoloprty per gli ultimi otto mesi della guerra, a causa del suo rifiuto di divorziare da mia madre, mentre lei era internata a Terezín". La madre non ha mai pensato di essere una sopravvissuta dell'Olocausto, "perché l'Olocausto è attribuito alla comunità ebraica, mentre lei si identificava come cattolica romana. Il suo atteggiamento era quello di considerarsi una persona che aveva avuto la fortuna di sopravvivere alla follia omicida di un regime che non aveva motivi legittimi per perseguitare e giustiziare qualcuno solo per la propria origine. Quando tornò a Terezín, nell'aprile del 1995, nel libro degli ospiti del museo scrisse: 'Sono sopravvissuta'. In effetti è sopravvissuta a un male mostruoso che ha incarcerato esseri umani, ognuno unico nel suo essere, e li ha resi anonimi, prima riducendoli a numeri e poi trasformandoli in cenere, in polvere con il gas e il fuoco. Con la sua arte, mia madre ha invertito quel male. Dalla polvere o dall'argilla, ha scolpito le sembianze di moltie persone viventi, sembianze che dureranno a lungo, ben oltre il normale arco di vita di un essere umano perché, ironia della sorte, sono stati cotti in un forno. La nostra famiglia ha donato tre delle sue sculture, tra cui una che mi ritrae, al museo di Terezín". Quanto alla nonna materna, Anna Hayek, sebbene cattolici, con il marito Hans e i due figli, vengono internati nel campo di concentramento di Terezin a causa delle origini ebraiche dei loro antenati. Lei muore ad Auschwitz alcune settimane dopo la fine della guerra, il resto della famiglia molto prima.