La nuova frontiera degli OGM: piante che resistono al riscaldamento globale

Pianta modificata in laboratorio (foto: Getty)

Partiamo da semplici fatti, che non sono attualmente contestabili: la temperatura terrestre è in aumento; i livelli di CO2 e di metano nell'aria sono molto alti; i governi si stanno impegnando poco per ridurre le emissioni; l'agricoltura non sta ragionando sulla qualità dei prodotti e sulla sostenibilità, ma sulla mera quantità e a brevissimo termine.

Con questa situazione, evidentemente, l'umanità arriverà impreparata al giorno del giudizio, ovvero quando l'aria sarà abbastanza irrespirabile da compromettere anche le raccolte, riducendo la disponibilità di cibo e portando alla fame intere popolazioni. Gli uomini saranno costretti a massicce migrazioni, con conseguenti sovrappopolazioni e ulteriore siccità per sfruttamento troppo intensivo dei terreni.

Visto che dall'alto gli sforzi sembrano piuttosto scarsi, la scienza sta cercando di lavorare dal basso per evitare o spostare il problema dell'inquinamento. La soluzione? Creare delle piante in grado di gestire meglio la CO2, di usare meno acqua per sopravvivere e di avere un fusto maggiormente forte, atto a sopportare i fenomeni atmosferici intensi tipici del nostro tempo.

Il termine da usare è nuovamente quello di OGM. Da molti mal visti, gli organismi geneticamente modificati ora sono una sorta di ultima scialuppa di salvataggio per un grande numero di persone al mondo.

Una ricerca del Salk Institute ha pensato che dando alle piante un gene specifico in grado di gestire la CO2 in profondità si potrebbe avere un effetto positivo sul raccolto. Per questo studio, pubblicato sulla rivista Cell, è stata usata la semplice e classica arabetta comune; grazie a essa è stato identificato un gene che controlla la crescita delle radici. Ogni pianta sul pianeta presenta un gene di questo tipo, e dunque manipolandolo si potrebbe dare alle piante la possibilità di attecchire più in profondità con le radici, portando più basso la CO2 e anche in quantità maggiori.

Modificando la vita biochimica della pianta in questo senso non solo si aumenta la sua stabilità nel terreno, prevenendo strappi dovuti a fenomeni atmosferici, ma si contribuisce a renderla più forte, in quanto la radice più profonda va a pescare acqua e sostanze nutritive negli strati sotterranei.

Insomma, in questa situazione meglio non essere complottisti o contrari verso la scienza della genetica: potremmo essere tutti in condizione, fra qualche anno, di ringraziare una pianta 'modificata' e i suoi frutti contro ogni previsione.