La nuova frontiera della protesta: cantare in coro

canto

Che sia per il ritardo dei mezzi (un classico), per la chewing gum in bocca al collega poco educato, o per la carta igienica (la grande assente) nel bagno dell'ufficio, ogni occasione è buona per lamentarsi. Per non parlare dei pedoni che occupano la pista ciclabile o l'aria condizionata troppo forte all'interno dei locali pubblici. Fonti di stress che, invece di dar luogo a scatti d'ira, sono state trasformate in esternazioni davvero particolari: i Complaints Choir, altresì detti Cori dei reclami.

Tutto è cominciato in Finlandia nel 2005, ma si è diffuso velocemente in altri Paesi - in Italia le prime città ad accogliere le manifestazioni canore sono state Firenze e Milano. Recentemente il coro guidato da Janifer John si è esibito al Fact di Liverpool. Il compositore crea testo e melodia a partire dalle lamentele dei partecipanti, che si uniscono in un crescendo di proteste e reclami a suon di "no" legati al posto di lavoro: no agli uffici angusti, no ai capi cattivi, no alla scarsa retribuzione.

Ma non necessariamente c'è bisogno di un esperto che diriga i cantanti: per lasciarsi andare alla propria lagna basta radunarsi in gruppo nelle piazze o in un luoghi pubblici, sfogare il proprio malcontento all'unisono (dall'espressione finlandese "valituskuoro" che significa lamentela simultanea) e sentirsi felici. Su Facebook non mancano le pagine italiane dedicate ai “Cori delle lamentele”, da Torino a Milano, fino a Venezia, le noie quotidiane e le contraddizioni delle grandi città diventano i temi principali dei disappunti intonati.

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