La nuova legge elettorale è la chiave per il Monti bis

Ci sarà un Monti bis? Questa è la domanda che, da qualche giorno, sembra andare sempre più di moda nei palazzi della politica. E’ un’ipotesi, certo. Ma rispetto a qualche mese fa, sta divenendo una possibilità sempre più chiacchierata. Soprattutto tra gli addetti ai lavori. E per più di un motivo.

Il primo è legato alle agenzie di rating. Secondo gli analisti di Moody’s, infatti, la crisi del debito europeo è solo a metà strada “nel migliore dei casi” e Paesi come la Grecia e l’Irlanda potrebbero aver bisogno di altri tre anni per poter completare il loro programma di risanamento dei conti. Il discorso, però, è diverso per la Spagna, Portogallo e Italia che potrebbero lasciarsi alle spalle la recessione già dal 2013. Cosa c’entra Monti con Moody’s? Beh, per mesi le agenzie americane hanno esercitato il loro potere, condizionando i mercati, e declassando a più non posso i nostri debiti pubblici. Ora che si avvicinano le elezioni nel Belpaese, si preparano a fare il tifo per il professor Monti.

Fitch lo ammette senza remora alcuna: Monti deve rimanere a Palazzo Chigi. “L’attuale governo italiano ha tantissima credibilità e Monti deve fare progressi il più velocemente possibile”, ha rimarcato il direttore operativo di Fitch, David Riley, alla televisione di Bloomberg, insistendo su come i rischi della fine del suo governo siano più temibili dei problemi dell’economia. La stessa storia che si raccontava lo scorso giugno, quando il nostro debito sovrano da A3 è passato a Baa2, appena due punti sopra il livello “junk”, ossia spazzatura. In quell’occasione, infatti, per giustificare il giudizio negativo scagliato contro l’italico debito, Moody’s aveva confemato che incombe anche un rischio politico con l’avvicinarsi del voto della prossima primavera. “Il governo Monti a suon di voti di fiducia sta andando avanti per la propria strada ed è opinione comune tra gli analisti che, inquadrando le scelte di Monti – avevano precisato da Moody’s – tali decisioni probabilmente cominceranno a non trovare più l’approvazione a parte dei diversi gruppi politici”.

E a proposito di primavera, non è affatto da escludere che la data della prossima chiamata alle urne non possa arrivare anche prima. E qui si arriva al secondo motivo dell’eventuale Monti bis: la legge elettorale. I giorni della prossima settimana potrebbero risultare decisivi per la tanto agognata riforma della legge elettorale. “E’ evidente che fare una legge elettorale adesso significa per tutti noi una cosa sola: andare a votare”, riporta una fonte vicina alla trattativa su Dagospia. Un’ipotesi lampo. Tempi strettissimi che anticiperebbero le urne di quattro mesi, chiamando gli italiani al voto a novembre. Ovviamente a patto che si modifichi il Porcellum. Sia Pd che PdL sono possibilisti sull’intesa elettorale, Luciano Violante ha confermato al Sussidiario.net di essere “discretamente ottimista perché l’intesa c’è su molti punti” e secondo il responsabile delle riforme del Pd “la maggior parte dei seggi verrà assegnata ai collegi, il rimanente attraverso i listini”. Al vaglio diverse ipotesi, tra cui quella di assegnare il 15% di seggi in più al primo partito. Che stando agli attuali sondaggi dovrebbe essere il Pd. Un’ossatura di tipo proporzionale con alcuni correttivi per limitare il frazionamento e facilitare la nascita del governo.

Insomma, l’approvazione della legge elettorale potrebbe mutare gli scenari politici. Quindici giorni al Senato e altre due settimane alla Camera. I tempi per chiudere la legislatura attorno all’11 ottobre ci sarebbero, rispettando questa tabella di marcia, lasciando spazio ad una mini campagna elettorale (quarantacinque giorni, il minimo consentito della legge), per finire alle urne domenica 25 e lunedì 26 novembre. “E il nuovo presidente del Consiglio sarebbe nominato dall’attuale capo dello Stato, Giorgio Napolitano, cosa che non avverrebbe se si andasse al 2013”, scrive ancora Dagospia.

Nuova legge elettorale e i giudizi delle agenzie di rating. Ecco le due chiavi per aprire la prospettiva di un Monti bis. Chi guiderà il nostro Paese l’anno prossimo, almeno per Moody’s e Fitch, influirà, e non poco, sullo spread. E’ brutto chiamarla minaccia. Piuttosto una raccomandazione. Ma è certo che loro, le tre sorelle che danno i voti ai debiti sovrani, fanno il tifo per Mario Monti. L’Italia è avvisata.

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