La nuova prospettiva di un episodio meno idilliaco di quanto non fosse sembrato all’inizio

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Il momento della presa di incarico in abito da sposa
Il momento della presa di incarico in abito da sposa

Assume un tono ben diverso la vicenda virale della “prof” vestita da sposa per la firma a scuola immortalata in una foto-spot che ha fatto il giro di media e social: “Costretta a farlo, avrei perso il posto”. Il senso delle affermazioni che la docente ha voluto rilasciare dopo che quella foto aveva schiuso le porte sul mondo del precariato sta tutto qua. Non una storia deamicisiana che sta a metà fra mistica della felicità e senso del dovere, ma un agghiacciante ed amaro quadro su quanto ci si debba spremere per sopravvivere nella giungla del precariato scolastico in Italia.

Ecco perché la prof era vestita da sposa, altro che favola: “costretta” dai dubbi sull’indifferibilità

La vicenda è arcinota: in Puglia, a Martina Franca nel Salento, una foto diffusa dall’istituto aveva lanciato la storia della “favola” della docente che nel giorno del suo matrimonio era arrivata di gran lena a firmare il contratto a scuola. Social e media si erano sperticati mielosi nel raccontare quella “favola bella” e non si erano accorti che forse di favola non si trattava, non così bella almeno. Lo aveva intuito l’istituto scolastico che, dopo un po’, aveva rimosso la foto con post a commento motivando la scelta in questo modo: “Vista l’inaspettata diffusione di un post con una nostra collega che firma un contratto annuale in abito da sposa, letti tanti commenti che nascono da valutazioni diverse rispetto a quelle a cui la fotografia voleva rimandare nelle intenzioni, considerate le richieste dei media di saperne di più in merito (quando c’è poco da sapere oltre a quello che la fotografia esprime), si ritiene opportuno eliminare la foto, in accordo con la sua protagonista”.

Prof vestita da sposa, costretta per necessità: “Avrei perso un anno di lavoro”

E la prof? Anche lei ha voluto chiarire alcuni aspetti, due per la precisione: primo, che non era un lavoro a tempo indeterminato, secondo che se non fosse andata a firmare malgrado dovesse sposarsi avrebbe perso mesi di lavoro: “Rispondo perché ne sto leggendo di ogni. Non è un posto fisso ma un semplice contratto annuale. Sono stata costretta ad andare a scuola a firmare altrimenti avrei perso un anno di lavoro. Purtroppo la gente parla senza sapere”. Da quadretto idilliaco ad amato scorcio il passo è stato brevissimo.

Cosa dice l’istituto sulla prof “costretta” a firmare vestita da sposa

L’istituto ha chiosato la vicenda così: “Le risposte vanno cercate altrove, ossia nella normativa di settore che disciplina aspetti puramente tecnici come la modalità in cui deve avvenire una presa di servizio in esito ad una nomina annuale, quando si può e quando non si può chiederne il differimento, la necessità di comunicare per iscritto e in modo formale la presenza di motivi che impediscono la presa di servizio, pur non sussistendo i motivi del differimento”. Fra fiori d’arancio e pane in tavola in Italia scegliere è difficile.

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