La nuova protesta di Greta Thunberg ha a che fare con i vaccini (e dovremmo ascoltarla)

Di Elena Fausta Gadeschi
·4 minuto per la lettura

From ELLE

Ingiustizia sociale e iniquità. Per Greta Thunberg sono questi i problemi alla base della campagna vaccinale contro il Covid che in tanti Paesi nel mondo sta procedendo a rilento, ma che addirittura in altri, quelli più poveri, stenta ancora a decollare. Dotati di una minore capacità economica rispetto a Stati Uniti, Gran Bretagna ed Europa, alcuni Paesi stanno sperimentando una disparità di trattamento da parte delle case farmaceutiche che indigna la giovane attivista svedese al punto da spingerla a prendere una posizione molto netta in merito. In un’intervista rilasciata alla Bbc, Greta ha fatto sapere che non prenderà parte alla Cop 26, la conferenza dell’Onu sul clima, in programma a novembre a Glasgow, in Scozia, se il piano vaccinale mondiale non subirà sostanziali miglioramenti. "Per via della distribuzione estremamente iniqua dei vaccini, se la situazione va avanti come ora non mi recherò alla conferenza della Cop 26" ha spiegato la 18enne, che lamenta l’impossibilità di garantire, ora come ora, la partecipazione di tutti i rappresentanti all’evento internazionale in quanto non ancora vaccinati. "Se ciò non sarà possibile, suggerisco di rinviarla affinché tutti possano partecipare alle stesse condizioni".

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Una forma di ricatto-protesta resasi necessaria dopo l’appello, caduto nel vuoto, da parte del direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus, che il 23 marzo scorso in conferenza stampa aveva usato parole molto dure contro il Vecchio Continente: “I Paesi più poveri del mondo si chiedono se i Paesi ricchi intendano davvero quello che dicono quando parlano di solidarietà. La distribuzione iniqua dei vaccini non è solo un oltraggio morale, è anche autolesionistica dal punto di vista economico ed epidemiologico”. "L'introduzione di questi vaccini è inaccettabilmente lenta – gli aveva fatto eco Henri P. Kluge, direttore regionale dell'Oms per l'Europa alla luce degli ultimi dati Unicef in base ai quali finora solo lo 0,1% dei vaccini prodotti è stato distribuito nelle regioni del Terzo Mondo, mentre l'86% è stato recapitato ai Paesi con reddito medio-alto. "Finché la copertura rimarrà bassa, dovremo applicare le stesse misure di salute pubblica e sociali che abbiamo avuto in passato, per compensare i ritardi negli orari. Permettetemi di essere chiaro: dobbiamo accelerare il processo intensificando la produzione, riducendo le barriere alla somministrazione dei vaccini e usando ogni singola fiala che abbiamo in magazzino, ora”.

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Accanto ai costi epidemiologici ed economici, il ritardo nel piano vaccinale potrebbe insomma infliggere un duro colpo anche alla battaglia contro i cambiamenti climatici e in particolare alla conferenza dell’Onu sul clima, già posticipata di un anno a causa della pandemia e che, senza la carismatica presenza dell’ideatrice dei Fridays for Future, si preannuncia un fallimento. “Il nazionalismo vaccinale non ci salverà dalla pandemia. Problemi globali richiedono soluzioni globali” spiega l'attivista dal suo account Instagram, sottolineando come anche una versione digital dell’incontro sarebbe profondamente “iniqua”, vista la differente velocità di connessione Internet nei diversi Paesi del mondo. “In questo caso perderemmo la possibilità di vedere rappresentate le voci di quanti necessiterebbero di essere più ascoltati quando si tratta di crisi climatica”.

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"Adorerei partecipare alla Cop 26, ma solo se tutti saranno trattati su un piano di parità” chiarisce Greta Thunberg, che invita i Paesi ricchi a condividere le dosi con le popolazioni a rischio dei Paesi poveri "invece di vaccinare giovani in buona salute". Un tema evidenziato pochi giorni fa dallo stesso presidente Mario Draghi, che ha fatto diramare una nuova circolare con prescrizione di assoluta priorità nelle vaccinazioni degli over 80 e delle persone fragili rispetto a tutte le altre categorie. In base all’ultimo report del governo in Italia solo il 38,79% degli over 80 è stato vaccinato anche con il richiamo mentre il 68,20% ha ricevuto solo la prima dose. Le percentuali più basse riguardano invece gli italiani tra i 70 e i 79 anni. In quella fascia d'età, infatti, è stato vaccinato solo il 2,48%.