La pagella della Commissione europea, un anno dopo

La pagella della Commissione europea, un anno dopo

Quando Ursula von der Leyen si metterà dietro il leggio del Parlamento di Strasburgo  per pronunciare il suo discorso annuale sullo Stato dell'Unione, l'Europa avrà un aspetto molto diverso rispetto a un anno fa.

All'epoca l'Unione  aveva un tasso di vaccinazione Covid-19 più alto rispetto al Regno Unito o agli Stati Uniti e l'economia si stava riprendendo dalla crisi pandemica. L'incertezza sembrava diminuire e la presidente della Commissione promise ai parlamentari che si sarebbe adoperata per dissiparla del tutto grazie a un'azione legislativa in cinque aree chiave.

Fra le promesse c'erano l'aumento delle donazioni di vaccini Covid-19 in tutto il mondo e il rafforzamento della risposta alle future crisi sanitarie, la garanzia del rispetto dello Stato di diritto nell'Unione, il potenziamento degli sforzi per affrontare il cambiamento climatico, lo sviluppo di una strategia di difesa comune, e l'adozione di un approccio più coordinato alla migrazione.

Appena cinque mesi dopo questo discorso, la Russia ha lanciato una guerra su vasta scala, avvolgendo ancora una volta l'Europa nell'incertezza e lasciando gli Stati membri ad affrontare una triplice crisi: energetica, economica e umanitaria.

L'ultimo anno della Commissione europea

"La Commissione può avere i suoi piani, ma ovviamente deve rispondere alla realtà. E la realtà è stata molto dinamica negli ultimi 12 mesi",dice a Euronews Pawel Zerka, del think tank Ecfr .

"Quindi non so se possiamo valutare la Commissione semplicemente osservando se hanno realizzato i piani che si erano prefissati 12 mesi fa". Gli esperti affermano che l'esecutivo è riuscito a mantenere molte delle sue promesse.

"Penso che il Covid19 sarà considerato come una delle maggiori storie di successo dell'Unione Europea negli anni a venire", aferma Camino Mortera-Martinez, capo dell'Ufficio del Centro per la riforma europea di Bruxelles, un altro think tank.

La Commissione ha ordinato più dosi di vaccini per far fronte alle nuove ondate di Covid-19 e la sua Health Emergency Preparedness and Response Authority (HERA) è ora operativa. Ha anche approvato i piani di ripresa di 26 Stati membri nell'ambito del suo programma di punta Next GenerationEU che mira a rendere il blocco europeo più verde, più digitale e resiliente attraverso una dotazione di 806,9 miliardi di euro.

Sullo stato di diritto, è stato lanciato e attivato un nuovo meccanismo che apre la porta a sanzioni pecuniarie contro gli Stati membri ritenuti contrari ai valori fondamentali dell'Unione, tra cui l'indipendenza della magistratura e dei media e i diritti delle donne e delle minoranze. La Commissione ha anche raggiunto un compromesso con la Polonia per i fondi del suo Pnrr, bloccati dai problemi di stato di diritto, mentre sono in corso i negoziati con l'Ungheria.

In materia di difesa e politica estera, a marzo l'Unione ha concordato una bussola strategica, un documento in lavorazione da tempo, che stabilisce una visione comune di chi sono gli alleati e gli avversari del blocco e che prevede un dispiegamento rapido comune di 5mila militari in caso di bisogno.

I drammatici eventi in Ucraina hanno nel frattempo spinto la Commissione a proporre l'istituzione di una piattaforma congiunta per l'approvvigionamento di armi, per soddisfare le esigenze militari più urgenti degli Stati membri che riforniscono con le loro scorte il governo di Kiev. Il piano è quello dir afforzare la ricerca e lo sviluppo interni in questo settore altamente strategico, assicurando al contempo che gli Stati membri non acquistino le stesse attrezzature, a meno che non siano assolutamente necessarie.

Le battaglie incomplete

La pagella della Commissione sulla lotta cambiamenti climatici è un po' meno convincente. "La guerra è stata una sfida per l'ambiziosa agenda europea sul clima", sostiene Zerka.

Ha accelerato la crisi energetica poiché Mosca ha progressivamente ridotto le forniture di gas negli ultimi mesi per reagire alle sanzioni europee.

Di fronte alla prospettiva di una possibile penuria di elettricità durante i cruciali mesi invernali, e con famiglie e imprese colpite da bollette energetiche sempre più care, alcuni Stati membri hanno riavviato le centrali a carbone.

"Non so se l'Unione Europea riuscirà a mantenere le sue ambizioni in un contesto così difficile, mentre non possono più contare sul gas naturale dalla Russia", spiega l'esperto.

Un altro dossier caduto nel dimenticatoio è quello migratorio.

Gli Stati membri dell'Europa del sud stanno affrontando la maggior parte degli arrivi irregolari e i piani per una maggiore solidarietà europea e le quote obbligatorie vanno a rilento: quelli dell'est rimangono contrari. Poiché la Polonia e l'Ungheria hanno accolto milioni di rifugiati ucraini, che chiedere loro di contribuire di più in questo momento sarebbe stato complicato.

Anche i piani per riformare le regole di bilancio europee per garantire agli Stati membri più margine di manovra nell'affrontare le crisi sono deragliati. La questione è stata molto dibattuta durante la crisi del Covid-19, ma secondo Mortera-Martinez la Commissione non è riuscita a portarla a termine.

"Nessuno si aspettava di avere un'inflazione così alta come quella che abbiamo al momento. Quindi l'espansione fiscale non è lo strumento migliore per affrontarla. La Commissione ha lasciato cadere la cosa, ma penso che fosse necessario farlo", dice.

Il ruolo europeo nella guerra

L'Unione ha risposto alla guerra della Russia in Ucraina con una serie di pacchetti di sanzioni mirati all'economia russa e alla capacità di approvvigionarsi di prodotti tecnologici chiave dall'estero.

Parallelamente, ha sostenuto l'economia in crisi dell'Ucraina e fornito assistenza umanitaria, oltre che sostegno politico allo status di candidato all'adesione per Ucraina e Moldova.

"La Commissione e la stessa Ursula von der Leyen sono state finora una delle principali vincitrici di questa guerra", spiega Mortera-Martinez.

Lo status di candidato, è un esempio. "In qualche modo non ci si aspettava che Ursula von der Leyen avrebbe portato questo questionario durante la sua visita di aprile a Kiev e, così facendo, ha costretto il Consiglio a prendere una decisione sulla candidatura, cosa che non era scontata".

Cosa aspettarsi dal prossimo SOTU

Guerra in Ucraina, crisi energetica e costo della vita saranno probabilmente molto presenti nel prossimo discorso di von der Leyen Commissione, concordano gli esperti.

Dovrebbero essere inclusi anche i temi dell'allargamento dell'Unione e della Comunità politica europea - un'entità parallela che consente ai Paesi terzi di avere legami più stretti con il blocco con o senza un percorso di adesione.

Ciò potrebbe portare von der Leyen a rinnovare il suo sostegno alla modifica dei trattati, secondo Mortera-Martinez.

Infine, la geopolitica dovrebbe essere l'altro grande argomento. Von der Leyen ha sostenuto un'Unione più potente sulla scena mondiale e gli eventi degli ultimi mesi hanno rafforzato il concetto.

Ma mentre la maggior parte dell'attenzione è sulle relazioni con la Russia, entrambi gli esperti si aspettano che pure la Cina venga menzionata.

"La prossima sfida che l'Europa dovrà affrontare è come separare la Russia dalla Cina. E questa sarà una grande preoccupazione", aggiunge l'esperto.

"Per molto tempo abbiamo fatto affidamento sulla Cina per produrre merci a basso costo per noi. Ma ora penso che il modo in cui anche la Cina si è comportata su molteplici questioni, dalla guerra in Ucraina a Taiwan, sarà il prossimo grande problema".

Una sensazione condivisa da Pawel Zerka: "Penso che quest'anno, con le sfide attuali da affrontare, ci sarà molta sostanza nel discorso sullo stato dell'Unione".

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