La pandemia cambia, la Lombardia no: sempre prima nei contagi. Tre ipotesi

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A sinistra Fabrizio Pregliasco, a destra Giorgio Goggi (Photo: Ansa e Google)
A sinistra Fabrizio Pregliasco, a destra Giorgio Goggi (Photo: Ansa e Google)

Record di nuovi contagi ieri, con un tasso di positività che è superiore di quattro punti percentuali rispetto a quello delle altre regioni. Trenord costretta a sopprimere 100 corse ferroviarie al giorno per la mancanza di personale, risultato positivo e quindi in quarantena. Se il virus si sta diffondendo a macchia d’olio in tutta l’Italia, in Lombardia la sua diffusione è sensibilmente più alta rispetto al resto del Paese. E la Regione si rivela un caso quantomeno da analizzare, visto che dagli inizi della pandemia si è contraddistinta per avere quasi sempre un più alto numero di contagi rispetto alle altre regioni. Ma quali sono le motivazioni? Le ipotesi sono tre e sono legate tra di loro. L’alta capacità di contagio della variante Omicron associata al freddo dell’inverno e al periodo delle feste; l’alta densità di popolazione nella Regione, ma soprattutto nell’area urbana di Milano; e in ultimo il fatto che proprio il capoluogo della Regione sia la città più cosmopolita del nostro Paese.

A elaborare le tre ipotesi ad Huffpost sono Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, e Giorgio Goggi, architetto e professore di urbanistica al Politecnico (oggi in pensione), ma anche ex assessore ai trasporti nella città di Milano. “Non è un caso che la Lombardia sia stata la seconda area dove si è sviluppato maggiormente il covid all’inizio della pandemia e che ora abbia questo tasso di contagi. Qui c’è una concentrazione di attività lavorative e condizioni di interscambio di persone differenti rispetto agli altri luoghi d’Italia. A queste caratteristiche si aggiungono il freddo e la diffusione della variante Omicron” spiega Pregliasco. “A Milano fa sicuramente più freddo che in altre città densamente popolate d’Italia come Roma o Napoli. E questo è un dato da tenere a mente. A cui però si aggiunge una grande densità di popolazione nell’area urbana e una forte mobilità interna alla città. E il fatto che al momento a Milano sia presente una mescolanza di popolazione che non risulta in altre parti d’Italia” commenta l’architetto Goggi.

Nella giornata di ieri la Lombardia ha registrato 28.795 nuovi positivi, dei quali quasi 5 mila solo a Milano città. Un dato ben diverso da quello rilevato in altre regioni del nord Italia, come Piemonte o Veneto, che insieme alla Lombardia ieri hanno registrato il maggior numero di contagi in Italia. Il Piemonte ne ha rilevati 7.933, il Veneto 7.403. Il responsabile della campagna di vaccinazioni contro il Covid nella Regione, Guido Bertolaso, ha rassicurato: “Bisogna evitare di farsi travolgere dai numeri. I dati vanno analizzati sulla base di quello che conosciamo ora del virus. Negli ospedali non ci sono problemi”. Secondo Bertolaso, il picco di contagi è “dovuto ai tanti test effettuati”. “Dal 20 al 27 dicembre - ha spiegato in un’intervista al Corriere - la Lombardia ha fatto 270 mila tamponi molecolari e 830 mila antigenici. Un milione di test. Nel resto d’Italia sono 4 milioni. Quindi il rapporto è di un milione contro quattro. Significa che qui c’è più attività diagnostica, più controllo e più indagine del virus”. Ma la situazione reale non è esattamente quella descritta da Bertolaso. La Lombardia infatti ha un tasso di positività che si attesta al 12,8%, contro il 7,6% registrato sul resto del territorio italiano. Insomma, le cifre dimostrano che in Lombardia il picco dei contagi non dipende dal mero aumento dei tamponi, ma dal rapporto tra nuovi casi e test eseguiti. E allora la diffusione della variante Omicron aiutata dal clima freddo non può essere l’unica ragione sottostante al sensibile aumento dei contagi. Lo scorso anno, nella giornata del 28 dicembre, la Lombardia segnava 843 nuovi casi, con il 7,2% di tasso di positività. In quello stesso giorno in Piemonte erano 921 i nuovi positivi (di cui 221 dopo test antigenico), con un tasso di positività pari al 5,5%.

Oltre al freddo e alla variante Omicron c’è infatti l’ipotesi che ad aiutare l’aumento dei casi sia la grande densità di popolazione della Regione, nonché della città di Milano. La Lombardia è la Regione che presenta la maggiore densità in Italia, con 418 abitanti per km quadrato. Per fare un confronto il Veneto ne ha 265, il Piemonte 168. Il solo comune di Milano presenta una densità di 7.566 abitanti per km quadrato. Alta densità di popolazione significa anche grande mobilità interna, con tutte le persone che vivono nell’area urbana che ogni giorno si spostano verso la città. “Bisogna tenere presente che Milano ha solo 1 milione e 300 mila abitanti, ma nella città metropolitana vivono circa 3 milioni di persone. Nell’area urbana poi sono 5 milioni e 200 mila le persone. E gran parte di loro, tutti i giorni, viene verso la città” spiega Goggi. Anche per tale motivo i mezzi pubblici sono cluster di contagio. Tanto che Trenord, la società che gestisce il trasporto ferroviario regionale in Lombardia, ha fatto sapere stamattina di avere circa il 12% di assenze tra il personale indispensabile e di essere costretta quindi a soppressioni forzate di circa 100 corse al giorno su oltre 1.800 programmate nelle settimane di festività. “I mezzi pubblici a Milano sono molto utilizzati, probabilmente più che in altre regioni. Questo nonostante la pandemia, anche perché Milano possiede una rete metropolitana e di tram efficiente” commenta Goggi. È la prima volta che la diffusione dei contagi nella Regione incide fortemente anche sul servizio dei trasporti, come sottolineato dalla stessa Trenord.

Ma non sono solo i trasporti a dover effettuare una riprogrammazione per sopperire alla mancanze di operatori. Anche i medici di famiglia stamane hanno lanciato l’allarme: “siamo sovraccarichi di lavoro e manca personale”. “C’è un sovraccarico di lavoro perché, oltre a dover visitare i pazienti Covid e non Covid, ci sono tutte le chiamate di quegli assistiti che non sanno cosa fare, hanno il tampone positivo, hanno il Covid, ma non riescono a prenotare il molecolare, non ricevono il certificato di isolamento e non riescono a contattare telefonicamente nessuno in Ats, dove sicuramente sono a loro volta oberati di lavoro e con poco personale. Quindi sì, siamo tutti in difficoltà. E per certe criticità di tipo organizzativo ci sembra di essere ancora a dicembre 2020 e non a dicembre 2021” ha detto Paola Pedrini, segretario regionale generale di Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) Lombardia.

“Siamo tutti in difficoltà, è una situazione che comincia ad essere pesante. Non è ancora drammatica, ma questi i dati portano a pensare che possa diventarlo” afferma Pregliasco. Secondo il virologo la situazione in Lombardia è tale anche per il fatto che “Milano è una città cosmopolita, che attrae persone da tutto il mondo e allora le varianti si diffondono più facilmente”. ”È quello che è successo con Omicron” aggiunge il professore, che poi però sottolinea come la mancanza di operatori sanitari e lavoratori in genere a causa del covid in Lombardia non sia tanto più grave di quella presente nelle altre regioni. Anche secondo Goggi la capacità di Milano di attrarre persone da tutto il mondo potrebbe aver inciso sul forte aumento dei contagi. “Sono stato recentemente in Piazza Duomo e ho visto che era gremita di persone, di diverse culture. C’è molto affollamento in centro. Milano è una città cosmopolita e nonostante ci sia la pandemia di stranieri. Una tale mescolanza di popoli in Italia è unica” osserva.

Omicron, il freddo, le feste natalizie, la forte densità di popolazione e la grande attitudine all’internazionalità della Lombardia e della città di Milano in particolare. Potrebbero essere queste le cause del sensibile aumento dei contagi. La Pandemia si è evoluta, i dati sono sicuramente migliorati rispetto ad un anno fa. Ma una cosa non è cambiata: la Regione continua a vincere la gara dei contagi. E chissà fino a quando.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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