La paura della Meloni di tornare nel ghetto in Europa

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Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia) respond to journalists in Brussels, Belgium, on December 9, 2019 (Photo by Riccardo Pareggiani/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia) respond to journalists in Brussels, Belgium, on December 9, 2019 (Photo by Riccardo Pareggiani/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

L’epicentro è italiano, le scosse possono essere europee. È questo il terrore che serpeggia dentro Fratelli d’Italia dopo la deflagrazione sui social, giornali e tv del caso Carlo Fidanza.

Il numero tre del partito, il capo delegazione all’Europarlamento, braccio destro di Giorgia Meloni, ripreso da una telecamera nascosta di un giornalista di Fanpage a scherzare su Hitler, parlare di finanziamenti in nero al partito, circondato da “patrioti” che lasciano ben capire quanto preferirebbero definirsi senza veli “fascisti”, rischia di scaraventare tutti nel ghetto, tra quelle forze politiche della destra estrema europea che all’Eurocamera vengono tenute a distanza, malgrado il recente successo elettorale sovranista. Tutto in fumo rischia di andare, si dicono nel partito dopo aver annusato l’aria tra gli eurodeputati stranieri. Primo banco di prova lunedì a Strasburgo, per la sessione plenaria del Parlamento europeo.

Grazie al lavoro certosino, svolto a Bruxelles in questi anni da Raffaele Fitto, radici democristiane, un moderato in Fratelli d’Italia, il partito era riuscito ad evitare di ‘chiudersi’ nel gruppo di Identità e democrazia, dove invece sono finiti Matteo Salvini e i suoi dopo il fallimento del ‘sogno’ di creare un gruppo unico sovranista. Per gli eletti di Meloni alle europee del 2019, l’approdo è stato Ecr, il gruppo dei Conservatori e riformisti, nazionalisti di destra, non moderati, ma al potere in diversi Stati membri, tipo la Polonia. ‘Al potere’ significa ‘contare’ di più nei consessi europei, non come i lepenisti da sempre all’opposizione in Francia o i tedeschi dell’Afd e le loro venature naziste. Oggi Ecr non commenta quanto accaduto.

Insomma, a differenza di Salvini, Meloni e i suoi erano riusciti a evitare l’isolamento europeo, almeno come famiglia politica al Parlamento. L’appoggio del Pis del polacco Kaczynski si è rivelato poi fondamentale per la leader di Fratelli d’Italia che è riuscita a diventare presidente del partito dei Conservatori e Riformisti europei.

Ora tutto questo rischia di andare in frantumi. Per il caso Fidanza. Alla vigilia delle amministrative, a due anni o forse pochi mesi dalle politiche, ma soprattutto nel bel pezzo dell’opera di accreditamento della leader e del partito negli ambienti della politica europea. Tutto scoppia nel momento in cui all’Europarlamento stanno per entrare nel vivo le trattative sul rinnovo della presidenza alla scadenza di metà mandato. In ‘palio’ ci sono anche le presidenze delle Commissioni parlamentari, nomine su cui trattare per conquistare posti e non rimanere ai margini.

Il rischio adesso è questo: restare ai margini, perdere l’immagine conquistata a livello europeo, veder sfumare il ricordo delle copertine delle riviste straniere dedicate alla nuova leader. “Come leader dell’estrema destra europea appena incoronata, Giorgia Meloni sembra pronta a diffondere la sua capacità di disgregare senza autodistruggersi in tutto il continente”, scriveva politico.eu non molto tempo fa.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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