La paura delle urne fa frenare Di Maio sulla giustizia, ma poi ci ripensa

Gabriella Cerami
Italian Premier Giuseppe Conte, second from right, flanked by Labour Minister Luigi Di Maio, center, and Justice Minister Alfonso Bonafede, left, talks to Economy Minister Giovanni Trio, ahead of a confidence vote on the government programme, in Rome, Wednesday, June 6, 2018. Conte and his cabinet members are facing a confidence vote at the Lower Chamber of Deputies after winning a confidence vote at the Senate Tuesday night. (AP Photo/Gregorio Borgia)

La grande paura di Luigi Di Maio. L’escalation dei toni e le vere e proprie minacce di Nicola Zingaretti, Graziano Delrio e degli altri dem di tornare alla urne hanno avuto in un primo momento un effetto dissuasivo. La rigidità M5s sulla prescrizione sembrava essersi ammorbidita ma poi il vertice andato male sulla manovra riaccende i toni e nel capo politico grillino prevale ancora una volta la voglia di alzare i toni. La linea è altalenante.

L’sos lanciato dal pianeta stellato è questo e Di Maio ci deve fare i conti: “Se davvero andiamo alle urne adesso, noi rischiamo l’estinzione”. I sondaggi sono quelli che sono, tra poco sopra e poco sotto le due cifre.

Il mood di molti grillini non coincide affatto con quello di Di Maio, ovvero come dice un sottosegretario: “Noi con quelli del Pd lavoriamo molto bene”. Ed è così che nel giro di pochissime ore il quadro è cambiato radicalmente. Dalla grande forzatura alla grande frenata e Di Maio ha capito che bisognava dare questa svolta per evitare che la reazione dem sulla giustizia portasse sull’orlo del baratro elettorale.

Costretto da chi invece vuole andare avanti nell’esperienza di governo giallorosso, il capo politico si è fermato un metro prima del reale o solo sbandierato precipizio: “Ogni buona proposta è ben accetta”. Salvo poi ritrattare: “La prescrizione entra in vigore il primo gennaio, non si discute”: Comunque sia ora a trattare con i dem sono principalmente il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il premier Giuseppe Conte, la prossima settimana potrebbe esserci un vertice di maggioranza per trovare un accordo e approvarlo entro l’anno.

Le posizioni di partenza sono queste. Per i 5Stelle la riforma deve entrerà in vigore il 1° gennaio e prevede l’interruzione dei termini di prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia di condanna che di assoluzione. Il Pd insiste invece sulle sue proposte: se proprio si deve lasciare la cancellazione della prescrizione dopo il...

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