La pazienza di Nonno Mario non è infinita

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Per essere stata probabilmente la sua prima e ultima conferenza stampa di fine anno da presidente del Consiglio, non è mancata di leggerezza (la sostanza, nel caso di specie era scontata). Dal principio. Così alla prima domanda sul Colle Mario Draghi ha riso di gusto. “Lei è riuscita a chiedermi subito quello che tutti i suoi colleghi vogliono sapere”. Addio climax. Da quel momento ogni altra domanda sul tema ha rischiato di finire in burla.

Oddio, un certo scoramento per la reiterazione sotto altre forme dell’“Allora, si candida al Quirinale?”, lo si poteva scorgere in suoi rapidi strizzar d’occhi o in ribattute fulminee tipo “Questo lo dice lei...” a chi esordiva dicendo che “quanto da lei detto, signor presidente, sembra confermare che siamo di fronte a una sua missione compiuta”.

Ma in fondo tutto è finito bene, se un paio d’ore dopo un altro largo sorriso ha accompagnato la soavissima risposta a chi gli chiedeva se, in presenza della pandemia, sarebbe auspicabile un’elezione veloce del presidente della Repubblica. “Sono d’accordo completamente...”, e tante care cose per il Natale.

Per il resto, entrando e uscendo dal merito delle molte questioni sollevate, più che da bonario “nonno al servizio delle istituzioni” come si è auto-definito (ma avrà qualche anno per lavorarci), il piglio è ancora quello di Super Mario a cui basta uno sguardo per capire dove stai andando a parare, ma che poi evita di bastonarti mostrando benevolenza.

Tanto basta la logica: “Se è vero che lo spread è più alto di quando sono arrivato, vuol dire che non sono uno scudo”. O l’uso, se si sta esagerando, di un “evvai!” sin troppo romanesco rivolto all’italico cronista d’agenzia straniera che gigioneggia un po’ prima di passare all’italiano (“Posso parlare in inglese?/Traduco io per te”, lo scambio memorabile).

Insomma, tanto Mario Draghi sembrava emozionato alla prima al Parlamento, giusto dieci mesi fa, tanto sembrava spigliato oggi al cospetto dei giornalisti. E il sembrava è d’obbligo, perché il tipo è talmente in controllo, in ogni situazione, che si fatica anche a concepirle, delle debolezze umane.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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