La Pecora elettrica non riaprirà più

Luciana Matarese

“Il dispiacere e l’amarezza per come sono andate le cose restano, però “La pecora elettrica” ormai è qualcosa di più grande di me e Alessandra”. Danilo Ruggeri prova a guardare avanti. Insieme ad Alessandra Artusi, con lui proprietaria della libreria caffetteria di Centocelle, incendiata - per la seconda volta, il primo rogo è il 25 aprile scorso - poco meno di un mese fa, nella notte tra il 5 e il 6 novembre, hanno appena comunicato che il presidio antifascista che proprio il 6 novembre avrebbe dovuto tornare in attività,  non riaprirà più.

“Non viviamo questa scelta come una sconfitta: il lavoro svolto, di cui siamo molto orgogliosi, in due anni e mezzo di apertura, ha messo in moto nuove energie e nuove progettualità che non andranno disperse”, hanno scritto nel post pubblicato su “GoFundMe”, la piattaforma dalla quale poco dopo l’incendio - secondo gli investigatori doloso e probabilmente collegato allo spaccio di droga, secondo i residenti di Centocelle da ascrivere, come quello, di qualche giorno successivo, al “Baraka bistrot” alle mire espansionistiche della criminalità organizzata sui locali  e sull’economia del quartiere - la fotografa romana Ilaria Facci Serrano aveva lanciato la raccolta fondi per far riaprire la libreria antifascista. 

“Prima di intraprendere nuovi percorsi dobbiamo chiudere questa fase di transizione più velocemente possibile”, ripete Danilo ad HuffPost che lo ha raggiunto al telefono, rompendo lo stretto riserbo che condivide con Alessandra - dopo l’incendio alla loro attività e a quel che ne è seguito in termini di polemiche, manifestazioni, proteste e analisi politiche e giornalistiche, hanno scelto di non partecipare a programmi tv rilasciando pochissime dichiarazioni. 

Ma quali sono “i nuovi percorsi“ ai quali si fa cenno nel post? “Le energie che sono emerse e stanno emergendo - spiega Danilo, riferendosi alla grande mobilitazione scattata per difendere il quartiere dagli...

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