La Pfizer ha ridotto i vaccini del 50%, e ora cambia tutto

Di Simone Cosimi
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Photo credit: NurPhoto - Getty Images
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From Esquire

Pfizer non ce la farà a garantire i 100 milioni di dosi prenotate dai diversi governi entro l’anno. Cioè, a ben vedere, entro i prossimi 27 giorni. La catena di produzione e distribuzione del ritrovato sviluppato con la biotech tedesca BioNTech, messa in piedi a partire da marzo in contemporanea con l’avvio dei test, non è ancora pronta: le dosi consegnate nelle prossime settimane scenderanno dunque a 50 milioni. Con la rassicurazione che nel 2021 si supererà il miliardo di dosi previsto.

Lo ha annunciato nella serata italiana il Wall Street Journal, indicando appunto una serie di ostacoli nella supply chain che renderanno impossibile tenere fede agli impegni iniziali. “Potenziare la catena di approvvigionamento delle materie prime ha rischiesto più tempo del previsto – ha spiegato una portavoce del colosso statunitense - ed è importante sottolineare che anche gli esiti dei trial clinici sono arrivati un po’ in ritardo rispetto alle proiezioni iniziali”. Anche la Gran Bretagna, che ha approvato due giorni fa l’uso del vaccino, dovrà evidentemente accontentarsi di 10 milioni di dosi nel giro del mese, contro i 20 milioni garantiti. Anche se i tir dall’impianto belga di Puur, che si occuperà della produzione per l’Europa, sono già partiti.

Photo credit: GETTY
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“Eravamo in ritardo – ha spiegato al WSJ una fonte direttamente coinvolta nello sviluppo del vaccino – alcuni lotti iniziali delle materie prime non garantivano lo standard necessario alla produzione. Abbiamo risolto i problemi ma accumulando un ritardo che non ci consentirà di centrare gli obiettivi di distribuzione per l’anno”. La materie prime a cui la fonte allude non sono state specificate ma i vaccini hanno tipicamente bisogno di agenti antivirali, liquidi antisettici, acqua sterile e apirogena per preparazioni iniettabili ed elementi del Dna dello stesso virus e ancora eccipienti, stabilizzatori e diluenti. Pfizer li acquista sia in Europa che negli Stati Uniti ma evidentemente quanto consegnato nei mesi scorsi dai fornitori non ha soddisfatto i requisiti del gruppo.

D’altronde, in una tradizionale campagna vaccinale le aziende aspetterebbero le autorizzazioni ufficiali prima di muoversi acquistando le enormi quantità di materie prime necessarie, mettere in piedi le linee produttive e costruire una catena di distribuzione in grado di portare i preparati in giro per il mondo secondo gli standard di conservazione indicati (nel caso in questione, -80 gradi centrigradi, ma il problema non sta nella catena del freddo, che semmai dovrà guardarsi dagli hacker). Stavolta, invece, tutto è stato fatto in contemporanea, “davvero senza precedenti”. Come quasi tutto quel che è accaduto e sta accadendo in questi mesi, d’altronde.

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Pfizer sembrerebbe comunque voler alzare la produzione a 1,3 miliardi di dosi per il 2021, dopo i 50 milioni di partenza di dicembre. La produzione è in corso nel già citato impianto di Puurs e in quello di Kalamazoo, in Michigan, da dove i cargo stanno già facendo la spola in attesa dell’autorizzazione della Fda statunitense, con ogni probabilità in arrivo la prossima settimana.