La pirateria ruba 5 milioni di clienti alle pay tv

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Sono numeri critici quelli enunciati da un’indagine condotta da Ipsos per Fapav (Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali) sulla pirateria dei contenuti video. Si parla infatti di mancati incassi per 600 milioni di euro, ma soprattutto di 6mila posti di lavoro a rischio. E ancora, di 455 milioni di euro in valore di Pil perduto e 203 milioni di mancato gettito fiscale (in un paese che ha già qualche problema sul fronte del pagare le tasse). Il settore più penalizzato è lo sport, dove l’incidenza della pirateria cresce sia per incidenza (dal 7% del 2017 al 9% del 2018) sia per numero di atti illeciti, che passa dai 15 milioni del 2017 agli oltre 22 milioni dello scorso anno. Che vuol dire + 52%, e in termini reali poco meno di 5 milioni di persone che non pagano la pay tv ma ne fruiscono i servizi.

Manco a dirlo, il settore più piratato è il calcio, seguito dalla MotoGp e dalla Formula 1. Ed è proprio il fronte dei diritti sportivi quello più caldo, perché incide su una crescita dei prodotti italiani molto minore rispetto a quelli esteri. Se è un fatto che la Serie A non sia più il campionato più bello del mondo, superato non solo dalla Premier League ma anche dalla Liga spagnola e dalla Bundesliga, è altrettanto un fatto che due utenti su tre fuggano dall’abbonamento alla pay tv proprio per seguire il calcio.

I numeri del rapporto sono eloquenti. Da anni il mercato della pay tv in Italia è immobile, e pur sommando tutti gli operatori non tocca la quota dei 10 milioni di utenti. E rischia di non toccarla, se pensiamo ai 5 milioni di pirati di cui abbiamo detto poc’anzi. Immaginare che quelle persone siano in regola come clienti di Sky o di Dazn significherebbe comunicare al mercato un numero maggiore di appassionati, e di conseguenza aumentare il valore percepito della stessa Serie A rendendo il campionato più appetibile per gli stessi giocatori. Tutti, insomma, ne trarrebbero giovamento.

Quanto alla percezione del fenomeno, amareggia constatare quanto sia diffusa la consapevolezza di fare qualcosa di illegale (83% dei pirati); ciò che non viene compreso è invece il reale impatto dell’illecito. Quasi uno su due, poi, ritiene improbabile essere scoperto o sanzionato. Infine, il 34% dei pirati lo fa per un motivo economico, mentre il 24% per una quanto mai vaga “praticità”.