La pista delle “tracce elettroniche” sul suicidio presunto del giovane è piena di punti oscuri

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Giacomo Sartori
Giacomo Sartori

Sul decesso di Giacomo Sartori, morto impiccato e trovato cadavere nella giornata di oggi, venerdì 24 settembre, grava il mistero del bancomat e di una serie di “tracce elettroniche” che rendono il suicidio presunto del 29enne ricco di punti oscuri che gli investigatori dovranno chiarire. Lo storico della vicenda è mesto: le ricerche di Giacomo, partite dopo l’allarme della società per cui lavorava del 17settembre e quello successivo dei familiari, hanno avuto esito tragico. Il giovane scomparso da Milano è stato infatti trovato impiccato ad un albero all’interno di una cascina di Casorate Primo.

Il suicidio di Giacomo Sartori, il mistero del bancomat e quello di una morte orribile e poco chiara

Il luogo della tragedia non è distante da quello in cui gli inquirenti avevano trovato la vettura di Giacomo. Giacomo si sarebbe impiccato utilizzando un cavo elettrico dopo che in un bar gli era stato rubato lo zaino con dentro il suo computer e dopo una sua veloce ma certa comparsata in un locale. Un quadro chiaro dunque, magari riconducibile ad una mai emersa situazione di disagio estremo del povero ragazzo? Parrebbe proprio di no, non fino a quando almeno non verranno dipanati alcuni aspetti molto poco chiari della matassa che conduce alla morte del 29enne.

Il bancomat e un tentativo di rintracciare il suo pc, il mistero sulla morte di Giacomo Sartori

Quali sono? Innanzitutto quello legato proprio al pc di Giacomo: la possibilità che il dispositivo avesse un sistema di tracciamento e che Giacomo nel suo vagare stesse disperatamente cercando di recuperarlo di suo non è ancora da scartare. Al tempo quella possibilità mette in campo l’ipotesi che in quel pc vi fossero files che Giacomo considerava vitali, tanto vitali che la disponibilità degli stessi da parte i terzi era considerata catastrofe. I tabulati telefonici avrebbero sconfessato contatti tali da far presupporre un appuntamento prima che uscisse di città, una sorta di rendez vous per quello che in gergo si chiama “cavallo di ritorno”, dove il bene rubato viene restituito dai malviventi dietro pagamento di una specie di riscatto in contanti.

Bancomat mai bloccato dopo il furto da Giacomo Sartori: il mistero di un gesto elementare ma ignorato

Vero è tuttavia che il traffico dati del dispositivo risultava attivo e che il cellulare si è misteriosamente riacceso intorno alle 7 della mattina. In più restano i misteri del bancomat rubato assieme a portafogli e pc ma mai bloccato, azione questa che ogni derubato dovrebbe fare in maniera prioritaria e dell’ultimo accesso Whatsapp del dispositivo. Sulla scorta di questi particolari gli investigatori starebbero anche cercando, ai soli fini dell’accertamento della verità, episodi nella vita di Giacomo che possano giustificare una sua situazione di crisi magari dovuta a debiti, tracolli sentimentali o altro. Nulla di nulla: all’esito delle prime indagini Giacomo conduceva una vita irreprensibile e priva di scossoni, il che rende il mistero della sua morte ancora più fitto.

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