La plastica che non inquina

E' l'uomo che potrebbe cambiare il corso della società occidentale e non è neanche uno scienziato e neanche laureato in chimica: «Sono soltanto un grafico pubblicitario che un giorno si è detto che doveva esserci un altro modo per fare la plastica. Un modo che non inquinasse il pianeta per migliaia di anni. Allora sono andato su Internet a cercare fino a quando quel modo l'ho trovato». Si chiama Marco Astorri, ha 43 anni, tre figli e un'azienda che sta facendo parlare il mondo: la BioOn, a Minerbio (40 minuti da Bologna).

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Da qualche settimana sta ricevendo imprenditori da mezzo pianeta incuriositi dalla sua scoperta, ovvero la formula magica per costruire la plastica «pulita» senza usare il petrolio. Come racconta Repubblica, la storia inizia nel 2006. Marco Astorri e il suo socio francese Guy Cicognani producono le micro-antennine che si trovano all'interno degli involucri degli skipass, quando iniziano a chiedersi se non ci sia un modo per fare una plastica totalmente biodegradabile. Una plastica che si sciolga in acqua.

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«Abbiamo chiuso con gli skipass. Ci siamo comprati un computer, un iMac, l'abbiamo collegato alla Rete e abbiamo iniziato a cercare qualcosa di nuovo». I due trovano un'università in mezzo all'Oceano Pacifico dove un gruppo di ricercatori sta sperimentando un modo per produrre la plastica con gli scarti della lavorazione delle zucchero: il melasso, sostanza che può diventare la materia prima per una plastica davvero bio. Astorri e Cicognani investono i loro risparmi per comprare quel brevetto e tanti altri. Nel giro di un anno sono pronti a realizzare il PHA. Cos'è? E' una molecola che serve a produrre plastica atrtaverso un processo di «ingrassamento» dei batteri.

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Il 18 aprile al Salone del Mobile i due hanno presentato la loro scoperta. Secondo Astorri, continua Repubblica, tra un anno il MinervPHA sarà negli occhiali da sole italiani, nei computer californiani, nei televisori coreani e nelle confezioni di merendine per bambini. «Tutti mi dicono che sono seduto su una montagna d'oro ma non è così che mi sento. Mi sento su una scala di cui non si vede la fine».
 

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