La polemica sulla possibile abolizione delle tasse sui 'money transfer'

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E' polemica sull'abolizione della tassa sul money transfer prevista nell'ultima bozza della manovra di bilancio. L'articolo manda in soffitta il tributo dell'1,5% a carico degli istituti di pagamento per ogni transazione di denaro superiore ai 10 euro verso i Paesi extracomunitari, a eccezione delle transazioni commerciali. Una tassa introdotta dal primo governo Conte, fortemente voluta dalla Lega ed entrata in vigore il primo gennaio 2019.

Nell'articolo 185 della manovra si legge che, durante l'istruttoria finalizzata all'adozione dei provvedimenti attuativi del tributo, sono emerse "diverse problematiche che hanno reso difficile l'adozione" del provvedimento. Tra le 'problematiche', si legge ancora: l'assenza "di un apparato sanzionatorio ad hoc", e il "carattere discriminatorio" della norma stessa, che colpirebbe gli istituti di pagamento e non altri istituti che offrono lo stesso servizio, come le banche o Poste Italiane. Ma a spingere per l'abrogazione della tassa sul money transfer, si legge nella bozza, sarebbe soprattutto la violazione del principio comunitario della libera circolazione dei capitali, il quale stabilisce che "sono vietate tutte le restrizioni ai movimenti di capitali tra Stati membri, nonché tra Stati membri e paesi terzi".

Il testo della manovra non è ancora definitivo, ma l'inserimento dell'articolo 185 ha immediatamente innescato la reazione della Lega che, con il senatore Maurizio Campari, ha accusato il governo di "stare dalla parte di chi "impoverisce il Paese", rinunciando "ai 100 milioni della tassa, tutti capitali che volano all'estero senza lasciare il giusto tributo al paese dove vengono creati".

"È grave che un governo incapace di controllare movimenti illegali di persone ora smantelli anche un presidio contro i movimenti illegali di capitale", gli ha fatto eco un altro senatore leghista, Alberto Bagnai. "Senza voler criminalizzare l'intero settore, ricordiamo che Banca d'Italia e Guardia di Finanza hanno più volte evidenziato la vulnerabilità dei money transfer al rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo. Non si capisce quindi perche' abolire una norma che incentiva i cittadini onesti a utilizzare canali più trasparenti per le proprie operazioni finanziarie", conclude il senatore.

Fu proprio la Lega a inserire a novembre 2018 l'emendamento al decreto fiscale che contemplava la tassa dell'1,5% sui money transfer verso i Paesi non appartenenti all'Unione Europea. Il testo depositato dal Carroccio prevedeva inoltre che i trasferimenti di denaro, escluse le transazioni commerciali, venissero perfezionati "esclusivamente sul canale di operatori finanziari che ne consentano la piena tracciabilità dei flussi".