La polemica sulle carte processuali distribuite ai giornalisti a Milano

manuela d'alessandro

Un inedito "flash mob" degli avvocati milanesi è andato in scena alla conferenza stampa in cui la Procura di Milano ha annunciato la chiusura delle indagini sulla strage ferroviaria di Pioltello. Con un gesto di 'disturbo', tre legali della Camera penale, non coinvolti nell'inchiesta, hanno protestato per quello che è stato definito un "processo mediatico già fatto", con la presentazione di un video, montato dagli investigatori e finito ai cronisti, che, secondo il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, non sarà "fonte di prova".

L'iniziativa si inserisce in una discussione avviata da giorni col procuratore Francesco Greco che, il 3 ottobre scorso, ha annunciato la distribuzione ai giornalisti, dietro pagamento delle carte da bollo, degli atti giudiziari "di rilievo pubblico" e non contenenti informazioni che possano danneggiare il segreto istruttorio. Il primo documento consegnato ai giornalisti fu la decisione del Tribunale del Riesame di confermare i sequestri agli indagati nell'indagine 'Moscopoli'.

"Oggi è stato fatto un vero processo con attribuzione di responsabilità - spiega all'AGI Giovanni Briola, uno degli avvocati presenti assieme a Matteo Picotti e Tiziana Bellani - scusate, abbiamo detto ai pm, voi avete avvisato i difensori e messo a disposizione i faldoni con gli atti d'indagine? Siciliano ha risposto: sì, certo lo abbiamo fatto ieri pomeriggio. Ma in realtà ieri hanno mandato il 415 bis, l'avviso di chiusura indagini, e quindi nessuno ha potuto visionare la mole di documenti che avremo a disposizione solo tra diversi giorni. In un contesto di correttezza dell'informazione, la Procura fa una conferenza stampa ma, visto che ci sono tutti gli atti depositati, deve dare il tempo anche alla difesa di vederli e preparare la propria versione. Hanno poi fatto vedere un video, su cui in alcuni punti c'era scritto 'consulenza tecnica', perciò in parte è un atto processuale. Così come comunicata oggi, si tratta di una notizia diffusa in modo parziale alla stampa, in contrasto con le indicazioni date dalla CEDU sui diritti dell'uomo. Quanto alla distribuzione degli atti ai media, scelgono loro cosa dare, ma non toccherebbe alla Procura farlo, al limite si dovrebbe pensare a un soggetto 'terzo', una sorta di garante. Greco ha detto che non farà circolari, assumendosi le proprie responsabilità. Sarebbe bene che anche l'Ordine dei Giornalisti entrasse in questa discussione".

"L'idea di  questa sorta di flash mob  è stata estemporanea - aggiunge l'avvocato Picotti -  anche se da settimane chiediamo che non ci siano atti d'imperio o di discrezionalità assoluta sulle indagini che il procuratore vorrà far pubblicare.  Oggi abbiamo visto un calco in gesso e un video 'ricostruttivo' che costituiscono una spettacolarizzazione legittima che però si inserisce in questo discorso sul ruolo della  Procura che decide quando una cosa ha rilevanza pubblica e quando no. Magari solo quando la decisione è favorevole all'accusa. Come ha spiegato l'avvocato Bellani, una direttiva europea del 2016, che è stata fatta 'scadere' in quanto non convertita entro il 2018, prevedeva l'obbligo per un organo pubblico di non presentare le indagini solo in un'ottica colpevolista". Dopo la conferenza stampa, Greco ha promesso un incontro con i rappresentanti delle toghe milanesi per discutere del tema.