“La porta dell’inferno”, l'immensa voragine aperta in Siberia

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Per le persone del luogo è diventato “La porta dell’inferno”. In effetti, l’aspetto suscita più di un’inquietudine. Parliamo di un gigantesco cratere che si è aperto nella taiga nella Siberia nordorientale, e che continua ad allargarsi senza possibilità di recedere.

Le origini di “Batagaika” - questo il suo nome in russo - destano allarme, perché sono legate al riscaldamento globale. Vittima delle alte temperature è il Permafrost, che in Siberia è sempre più caldo e stravolge così anche l’equilibrio ecologico nei pressi del bacino del fiume Jana.

Secondo Forbes, anche a temperature di poco superiori agli 0 °C il Permafrost non dovrebbe subire alterazioni: la porosità del suolo, infatti, consente di accumulare acqua e di congelarla per migliaia di anni. Ma le temperature sono ben più alte del normale, alterano il Permafrost stesso e creano un bel problema consentendo ai batteri di penetrare il terreno e di farvi uscire metano e diossido di carbonio. Cioè di gas serra che contribuiscono ad aumentare le temperature. In altre parole, si innesca un circolo vizioso.

Il cratere non è recente: la sua apertura risale agli anni Sessanta del Novecento. Tuttavia, ora è lungo un chilometro e mezzo ed è largo quasi 120 metri. Soprattutto, cresce in continuazione. E’ molto probabile che la sua formazione sia dovuta all’opera di deforestazione del territorio, poiché senza alberi è venuta meno la protezione del suolo. Malgrado la Siberia sia la zona più fredda della Terra, il terreno una volta protetto dall’ombra degli alberi si è ritrovato sempre più esposto al sole e a temperature più calde.

Il fenomeno è definito scientificamente “Megaslump”, e si prevede che la voragine continuerà a crescere fino al completo scioglimento del ghiaccio nel suolo. Da un contesto problematico, tuttavia, nascono anche opportunità: gli strati del suolo che emergono consentono l’osservazione delle condizioni climatiche degli ultimi 200.000 anni attraverso l’analisi degli isotopi organici e inorganici. Alcuni ricercatori dell’università del Sussex, per esempio, hanno potuto rilevare come 125 mila anni fa la temperatura media fosse superiore all’attuale.