La portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità Chaib ha spiegato i motivi specifici

Una scimmia cappuccina
Una scimmia cappuccina

Semplicemente non è quello esatto e in un certo senso associa una specie “incolpevole” alla “responsabilità” nel contagio: ecco perché l’Oms vuole cambiare nome al vaiolo delle scimmie. La portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità  Fadela Chaib ha spiegato i motivi specifici per cui quella denominazione, “Monkeypox” o “vaiolo delle scimmie”, nasce da una sorta di equivoco. Ecco perché l’Oms è in cerca anche di nuovo nome, oltre che di una cura radicale, per il vaiolo delle scimmie.

Cambiare nome al vaiolo delle scimmie

Insomma, quello attualmente in uso stigmatizza i primati, animali che “non svolgono in questo momento nessun ruolo nella diffusione della malattia ma che sono associati ad essa”. Non è una questione poi così pelosa, se si tiene conto del fatto che per esempio in Brasile sono stati segnalati casi di persone che hanno attaccato delle scimmie per il timore che potessero trasmettere loro il virus.

Consultazione pubblica per il nuovo nome

Ha detto Chaib: “Al vaiolo delle scimmie umano era stato dato il nome prima delle attuali migliori pratiche nella denominazione delle malattie. Vogliamo davvero trovare un nome che non sia stigmatizzante“. Ed ora sarà possibile accedere alla consultazione pubblica attraverso un sito web dedicato in cui chiunque può proporre una nuova denominazione. Il Monkeypox fu chiamato così perché il virus venne originariamente identificato nelle scimmie da laboratorio impiegate in Danimarca nel 1958. E per essere precisi gli animali-ospiti più accreditati nella trasmissione del virus all’uomo sono i roditori.