La trincea dei medici lombardi: "Ospedali al limite della tenuta"

(Photo: ASSOCIATED PRESS)

Turni di lavoro infiniti, mancanza di turn over e di equipaggiamento adatto, sovraffollamento. I medici ed il personale sanitario degli ospedali del lodigiano sono sempre più in difficoltà in questi giorni, ed aumenta la preoccupazione in caso l’epidemia continui ancora per molto. Solo oggi, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) aveva inviato una lettera al governatore Attilio Fontana per denunciare le condizioni nel quale stanno lavorando i medici. “Gli ospedali della Lombardia sono ai limiti della tenuta. Alcuni sono in grave crisi, come Lodi e Cremona” ha dichiarato Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano. La Lombardia conta 474 casi, 531 se si contano anche i deceduti.

La mancanza di equipaggiamento medico mette a rischio la salute del personale degli ospedali. Massimo Vajani, presidente dell’Ordine dei medici di Lodi, ha raccontato all’Ansa che nell’ospedale della città medici ed infermieri hanno a disposizione solo 5 mascherine e due camici a testa. Ma le mascherine andrebbero cambiate ogni 8 ore ed il camice una volta al giorno. “Proprio oggi, altri tre medici a Lodi hanno manifestato febbre e sintomi respiratori” - continua Vajani -, “hanno subito fatto i tamponi, dei cui risultati siamo in attesa. I tempi però possono essere anche di 5-6 giorni e per questo chiediamo una corsia accelerata per i test dei sanitari, la cui presenza al lavoro è cruciale”.

In condizioni simili, i dottori “sono il primo vettore di trasmissione del virus. Eppure siamo assolutamente scoperti di tutti quei mezzi di protezione personale che [...] ci sono stati consegnati in maniera molto ridotta”. Così come mancano i sostituti. “Molti medici di famiglia sono in quarantena e dormono negli ambulatori stessi, ma continuano comunque a fare triage telefonico”, e in alcune zone gli ospedali rimangono quasi sprovvisti di personale: “La zona rossa comprende
50mila abitanti e ci sono 45 medici in totale, ma ci sono zone come Castiglione d’Adda dove su 4 medici, 3 sono in quarantena. Al momento, un solo giovane collega sta coprendo in sostituzione i turni degli altri. Da solo, sta cercando di coprire la domanda di un bacino che conta circa 6mila abitanti”, una mancanza di ricambio che aveva denunciato in questi giorni anche l’ospedale di Codogno.

Proprio l’ospedale di Lodi si è trovato particolarmente in difficoltà ieri sera. Circa un centinaio di persone, a quanto detto dal capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, erano in coda al pronto soccorso: “51 ricoveri gravi di cui 17 in terapia intensiva. Lodi non ha un numero sufficiente di camere di terapia intensiva per cui sono stati trasferiti in altre terapie intensive”, ha denunciato in conferenza stampa il governatore Fontana. 

Per quanto riguarda Cremona, Angelo Pan dell’Asst ha dichiarato di non sapere quanto possano reggere ancora: “In pochissimi giorni si è passati da “12 posti in terapia intensiva a 3-4 reparti in cui si curano questi pazienti”. 

Una situazione che ha denunciato la Regione stessa, durante la conferenza stampa quotidiana. “Nelle zone ad alta incidenza della nostra Regione gli ospedali sono andati in gravi difficoltà per il numero dei casi e perché il personale sanitario è particolarmente esposto. Il 10% dei casi sono operatori sanitari”, ha detto Giulio Gallera, assessore al Welfare. “La diffusione del virus è ancora circoscritta, l’incidenza è alta in pochi territori, pari a circa il 3% della popolazione regionale”. Le autorità regionali hanno chiesto una proroga delle misure contenitive del coronavirus di un’altra settimana, sia per la zona rossa che per la regione intera.

 

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