La preoccupazione del mondo scientifico sulla riapertura del 26 aprile

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Le nuove misure che prenderanno il via il 26 aprile sono al centro dei dibattiti del mondo scientifico, che invita alla prudenza: il coronavirus non è sparito.

Covid, Bisceglia: “Riaperture premature”

“È prematuro riaprire in questa situazione. Non sembra che l’epidemia abbia tolto il freno dall’acceleratore, specie nelle regioni del Sud. Però non vivo in un altro mondo e capisco che bisognava dare un segnale“. Così l’epidemiologa Lucia Bisceglia commenta le nuove misure per la riapertura che partiranno dal 26 aprile. “Il quadro epidemiologico non è così stabile da consentire un allentamento in tempi brevi -commenta l’epidemiologa, secondo la quale è troppo presto per riaprire-. Non solo. Al Sud si va verso un peggioramento, dal Lazio in giù non sono da prevedere settimane facili. L’indice di replicazione del virus, l’Rt, era sceso -spiega Bisceglia-. Ora Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna, Campania e Basilicata, sono finite sopra l’unità. Significa che i contagi sono in progressione“.

Bisceglia: “Dati non sostengono riaperture”

Lucia Bisceglia, che a breve sarà eletta presidente della Associazione italiana di epidemiologia, ha rivelato al Corriere di essere preoccupata in merito alle riapertura del 26 aprile. “Non vorrei esserlo. Mi unisco a tutti coloro che confidano in un miglioramento. È un auspicio corale che però non pare sostenuto dai dati. Ci stiamo avvicinando all’ora x del 26 aprile in uno scenario tutt’altro che propizio”. Lo scenario descritto dalla Bisceglia si riferisce agli ospedali, in alcune regioni sotto pressione. “I posti letto in ospedale in quattordici regioni sono occupati oltre la soglia limite (al 39% anziché al 30% nelle terapie intensive). L’incidenza in generale è scesa ma siamo sempre a 160 casi ogni 100 mila abitanti. Ecco non stiamo proprio benone“.

Bisceglia: “Il coprifuoco va mantenuto”

Per riuscire a controllare l’andamento del virus, per Lucia Bisceglia, ci vuole prudenza. “Non sono una sostenitrice delle zone eppure ritengo che bisognerà essere pronti a cogliere sul nascere i segnali di allerta per intervenire e, se necessario, tornare indietro a livello locale” commenta. Sulla possibilità di mantenere il coprifuoco, l’epidemiologa risponde decisa: “Sì, funziona da deterrente. Introduce a livello psicologico un segnale d’allerta. Il coprifuoco ricorda i comportamenti individuali da tenere e che non siamo al liberi tutti. Se alle 22 devi essere a casa, gestisci gli spostamenti, eviti gli incontri non necessari”.