La prima cosa nell'agenda di Lamorgese: rivedere i decreti sicurezza

stefano barricelli

Sicurezza, lotta alla criminalità organizzata, prevenzione e contrasto del terrorismo. L'agenda di Luciana Lamorgese, neo ministro dell'Interno, ha molti impegni obbligati ma non c'è dubbio che almeno inizialmente l'attenzione dell'opinione pubblica e dei media sarà concentrata soprattutto sulla gestione dei flussi migratori: non a caso uno dei 29 punti del programma che si è dato il nuovo esecutivo Cinquestelle-Pd.

L'obiettivo dichiarato è quello del superamento di "una logica puramente emergenziale a vantaggio di un approccio strutturale, che affronti la questione nel suo complesso, anche attraverso la definizione di una organica normativa che persegua la lotta al traffico illegale di persone e all'immigrazione clandestina, ma che - nello stesso tempo - affronti i temi dell'integrazione".

Una 'sfida' che sembra tagliata su misura sul profilo del neoministro, che pochi anni fa da capo gabinetto del Viminale si trovò a gestire l'emergenza sbarchi di massa e che poi, da prefetto di Milano, stipulò con gli enti locali - sindaci leghisti compresi - un protocollo d'intesa finalizzato ad una "accoglienza equilibrata e sensibile".

In sostanza, c'è da scrivere una legge sull'immigrazione nuova di zecca, ma c'è anche da emendare i due 'decreti sicurezza' secondo i rilievi del presidente della Repubblica: le perplessità maggiori riguardano, nel primo caso, la cancellazione di fatto della protezione umanitaria, nel secondo la discutibile proporzionalità tra sanzioni e comportamenti (con multe fino a un milione di euro e sequestro/confisca della nave che viola il divieto di ingresso nelle acque territoriali). Probabile che si continui a seguire una linea di rigore, sposata anche da parte del M5s, ma la "discontinuità" invocata dal Pd eviterà che si ripetano casi di navi tenute al largo per giorni con il loro carico di migranti-naufraghi.

Inevitabilmente, un fronte destinato ad assorbire molte energie sarà quello europeo: il nuovo esecutivo ritiene indispensabile una revisione del regolamento di Dublino, quello che attribuisce al Paese di primo approdo in Europa l'onere di esaminare le richieste di asilo, e da Bruxelles dovranno arrivare impegni più stringenti in materia di redistribuzione dei nuovi arrivati. Urgente anche la definizione di nuovi accordi per i rimpatri con i Paesi di origine: nell'ultimo anno, a dispetto dei molti annunci, non ne è stato stipulato nessuno.