La prima serata del festival di Sanremo in 10 momenti clou

Antonella Piperno

Minuto 1, don Fiorello.  “C'è bisogno di pace, scambiatevi un segno di pace”. Santo Fiorello, bis conduttore salva-Sanremo e salva-Amadeus​ apre il festival in tonaca, citando, in funzione acchiappa-share, Don Matteo “uno dei pochi Matteo che funziona in Italia”. Per Renzi è tutto, per Salvini c'è anche l' “attento che a Sanremo si entra Papa e si esce Papeete” diretto all'amico Amadeus. La moria di ospiti (Bellucci, Jovanotti, evaporati prima del Festival) la equipara alla fuga degli elettori cinque stelle. Potevano mancare le sardine? “Qualcuno doveva andare in soccorso di Amadeus, le sardine sono troppo occupate, lo faccio io, sarò il suo Rocco Casalino”. Ecclesiastico

Minuto 7.  il sogno di Amadeus. Casomai a qualcuno fossero sfuggite interviste e spot sanremesi incentrati sul suo sogno infantile di presentare il Festival, Amadeus lo ricorda appena arrivato in smoking nero. “Quando 35 anni fa mamma mi accompagnava alla stazione di Verona, diretto verso Milano, mi dava i gettoni per telefonare, Andavo a costruire il mio sogno più grande, il Festival di Sanremo”. Sentimentale.

Minuto 32.  momento Mahmood. Con gli anfibi ai piedi entra la nuova proposta Leo Gassman, figlio di Alessandro e canta “Vai bene così”. Al refrain finale “Asimbonanga”, ispirato al coro anti apartheid dedicato a Nelson Mandela, Gassman batte le mai e l'orchestra lo imita. Tale e quale all'anno scorso con il 'Soldi” di Mahmood. Non per niente il figlio d'arte è dato per vincente nella sezione nuove proposte. Rivoluzionario.

Minuto 44. ma è Ferro o Bublè?. Smoking, discesa dalla scalinata, passettini di danza, sorriso ammiccante. Tiziano Ferro alla sua prima ospitata canta “Nel blu dipinto di blu”, e più che Modugno sembra Michael Bublè. Lacrime (sue) e commozione del pubblico quando, primo interprete uomo canta la hit di Mia Martini “Almeno tu nell'universo”. Crooner della Riviera

Un'ora e 11 minuti. Tutti in piedi per Rita. Occhi bistrati, rughe coraggiose alla Mick Jagger, Rita Pavone a 74 anni canta e interpreta fieramente il pezzo più rock della serata “Niente (Resilienza 74)”. Altro che Giamburrasca, qui siamo nei dintorni di “Satisfaction”.  La prima standing ovation è sua. Messianica

Un'ora e 21 minuti. Lo striptease di Achille Lauro. Presentato da Rula Jabreal che aveva appena consigliato di fare “un passo avanti” a Amadeus, arriva Achille Lauro. Per cantare  la sua “Me ne frego” ha scelto un lugubre mantello nero con intarsi dorati in stile Dracula​ che a un certo punto fa magicamente cadere a terra. Cantando “me ne frego, ullallà” resta in attillata e dorata tutina da trapezista da circo, che scopre il torace istoriato dai tatuaggi. Accorre Fiorello: “Ci volevo essere, voglio la foto. Presto canteremo insieme e io sarò vestito così”.  Jenniferlopeziano

Un'ora e 40 minuti. Vessicchio e l'interprete dei segni. le Vibrazioni si giocano due jolly, il maestro Peppe Vessicchio tornato al festival (ovazione) e l'esperto della lingua dei segni Mauro Iandolo che traduce e interpreta il loro brano ‘Dov'è' per i telespettatori sordi, dimenandosi come un frontman e rubando la scena a Sarcina & Co. Sorpasso inclusivo.

Un'ora e 48 minuti: Felicità.  Arrivano Romina e Albano, a momenti lui cadedalle scale ed è subito festa della famiglia ricomposta. Con Amadeus​ li presenta la figlia Romina junior: “I miei genitori pop”. Si scopre che alla loro prima apparizione al Festival Romina senior era incinta di Romina junior. Segue medley con  “Nostalgia canaglia”, l'inevitabile “Felicità”, e, dopo, il nuovo inedito “Raccogli l'attimo”, scritto da Malgioglio, seduto in platea in giacca rosso fuoco. E il ballo del qua qua?

Due ore e 20 minuti.  Diletta, bella per caso: la miglior ospite della serata, quella che nel corso del festival ha finto che l'Ariston fosse uno stadio ribattezzando Amadeus Amadinho, si lancia in un monologo sulla bellezza: “ La bellezza capita, non è un merito, sarei ipocrita se vi dicessi che il mio aspetto è secondario” dichiara, citando, in siciliano, la raccomandazione che le faceva sua nonna Elena: “ La bellezza è un peso che con il tempo ti può far inciampare se non la sai portare” . Segue pannello che la mostra gradualmente invecchiata, fino al 2076, con la bonazza trasformata in nonna. E chi spunta poi nel pubblico? Ma nonna Elena, of course. Carramba!

Due ore e 45 minuti: Silenzio, parla Rula. Con un monologo inframezzato da citazioni musicali di valorosi autori maschi (De Gregori, Dalla, Vasco Rossi, De Andrè) Rula Jebreal punta il dito sui pregiudizi che ancora oggi in tribunale colpiscono le donne vittime di violenze sessuali (“ Lei aveva la biancheria intima quella sera?” “se le donne non vogliono essere stuprate devono smetterla di vestirsi da poco di buono”). La giornalista nata a Haifa, cresciuta in orfanotrofio, racconta commossa la struggente storia di sua mamma Nadia, palestinese, suicida quando lei aveva solo 5 anni, piegata dal dolore della violenza subita da ragazzina. E quindi elenca le vergognose cifre degli abusi contro le donne  in Italia (88 donne al giorno, una donna uccisa ogni tre giorni, sei solo nell'ultima settimana, quasi tutte da uomini che avevano la chiavi di casa, come colui che stuprò sua madre). Ricordando di essere diventata la donna che è grazie a sua mamma e a sua figlia (seduta in platea) Rula chiarisce di non avere niente contro la curiosità di chi vorrà sapere come era vestita al Festival: “Ma non si chieda mai più a una donna che è stata stuprata come era vestita”.  E agli uomini chiede: “"Lasciateci essere quello che siamo e quello che vogliamo essere, madri di dieci figli o senza figli. siate nostri complici, nostri compagni, indignatevi con noi ”. Standing ovation condita da “Te vojo bene assai di Dalla” e un sentito “onorato di averto al mio festival” da Amadeus. Grazie Rula.